IL BINGO (Italo Marcotti, presidente Federbingo - Matteo Iori, presidente Conagga)

Italo Marcotti. Buongiorno. Io ho preparato queste cinque paginette veloci. Il bingo è un gioco che è molto simile alla tombola tradizionale. Una tombola fatta con dei tabelloni elettronici. È un gioco molto vecchio, antico, semplice. Un gioco che abbraccia un target che è molto ampio.

Evito, quindi, di dirvi come funziona dal punto di vista tecnico e vorrei darvi alcuni numeri.

Quindi, quanto costa fare una partita del gioco bingo? Le cartelle sono di colori diversi, hanno valori diversi, partono da quella da 50 centesimi e arrivano fino alla cartella da 3 euro.

Il volume del gioco del bingo, negli anni, è andato sempre in contrazione. Proprio perché è un gioco di nicchia. È l’1,5% del mercato dell’intero pacchetto gioco Aams. Qui voi trovate alcuni valori che sono dati dai valori generati dal gioco del Bingo sul territorio nazionale. Vi sono luoghi in cui questo gioco non c’è. Non c’è perché il gioco Bingo nasce nell’anno 2001. Pensavano di potere operare 800 sale sull’intero ambito nazionale. In verità sono state di fatto create circa 335 sale bingo, di cui circa il 35% è praticamente fallito nei primi sei anni, quindi oggi operano circa 228 sale.

Quindi, vedete che il mercato stesso ha chiuso le porte a quello che è un gioco vecchio. Perché ha un target che è sì molto ampio, ma dal punto di vista numerico è piccolo.

Il fatturato del gioco del bingo (e questi sono i dati del mese di aprile) è stato di 144 milioni 355mila euro; e sono stati venduti 143 milioni di pezzi gioco. Questo vuol dire che il costo medio/cartella è di circa 1 euro. Considerate che il gioco bingo, proprio perché ha le caratteristiche, diciamo, della tombola, è l’unico gioco dell’Aams che ha un limite fisico. Perché non è possibile controllare più di un tot numero di cartelle. Quindi, se la sala lavora in maniera corretta, umanamente si può controllare, pensando di non perdere numeri, circa tre tagliandi. Questo ci dice che il massimo d’acquisto varia dai tre ai quattro euro per ogni singola partita.

In verità, l’acquisto medio è di 1,52 euro. Cioè, ogni singolo giocatore acquista in media per 1,52 euro.

Ipotizzando, per darvi un’idea, che l’acquisto sia a un euro (tanto per dirvi com’è che si generano i volumi), 70% certificato ritorna alle vincite, direttamente.

Ogni singola partita emette vincita. Quindi, non ci sono meccanismi per cui questi valori vengono in un certo qual modo congelati. Quindi, 70% vincita diretta. 12% erario. 18% concessionari.

Giampiero Moncada. Chiedo scusa. Per ribadire: la vincita (il cosiddetto payout) è una cifra fissa.

Marcotti. Una cifra fissa definita per norma. Non c’è modo di potere variare. Quindi è, diciamo, certificata.

Quindi, dicevo, in media ogni singola partita il concessionario introita su ogni singolo soggetto che gioca, circa 0,27 euro. Si effettuano in una condizione di gioco normale, circa dalle 9 alle 10 partite/ora. Quindi noi possiamo dire tranquillamente che la massima capacità d’acquisto per chi gioca al bingo è in media intorno ai 30 euro. Questo è il valore medio d’acquisto.

Che sono valori che danno da pensare. Perché dimostrano numericamente che con una revenue così bassa è difficile, dal punto di vista economico, che le sale possano avere una vita elevata. E i numeri, difatti, dimostrano questo. Perché parte con un progetto da 800 sale, che diventano 333 concessionate, e realmente operative 225. Quindi, di fatto operano solo quelle sale che hanno trovato un contesto, economico sociale, ambientale idoneo a poterle rendere economiche.

Come lavora una sala bingo? Le sale bingo aprono dalla mattina, circa verso le ore 10.00, e operano fino a verso le 4 di notte.

E uno dice: cavoli, ma chi è che gioca a bingo in queste ore?

Me l’ero chiesto anch’io nel lontano anno 2001, quando diventai imprenditore del gioco del bingo.

L’intervento mio vuole essere svolto in due parti. La prima parte è quella meramente tecnica, per poi dirvi quello che ho vissuto direttamente io negli ultimi 12 anni. Perché anche molte mie idee di partenza del gioco del bingo sono mutate, nel corso degli anni. E penso che poi sia la cosa più interessante. Perché il dottor Matteo Iori ci dirà quali sono i punti critici del nostro business, e io voglio anche cercare di far capire qual è il nostro punto di vista.

Quindi noi vediamo che il 10% del nostro fatturato si genera dal go fino alle ore 13.00. Apertura fino a ore 13.00.

Chi gioca a bingo in queste ore? Giocano a bingo in queste ore persone pensionate. Spesso accompagnate da badanti. Passano alcune ore al gioco perché hanno volontà loro di essere, diciamo, portate. E questo è il target del mattino

Al pomeriggio, dalle 13 fino alle ore 20.00, il target diventa grande, diciamo. Ci sono casalinghe. Ci sono pensionati di età più bassa. Il nostro è un target prettamente da… chiamiamolo pensionato. Il nostro è un gioco vecchio e quindi ha un target vecchio. È difficile vedere giovani all’interno della sala bingo. Entrano in sala bingo al sabato sera, più che altro per vivere un’avventura, diciamo. Che però termina lì. Perché è un gioco che, come avete visto, ha dei volumi di costo che sono bassi; dei volumi di vendita che sono bassi; e quindi anche dei premi che sono bassi. Il premio medio del gioco bingo oggi è intorno alle 55 euro su ogni singola partita. Che è un valore che in confronto a tutta l’altra offerta di gioco Aams è molto, molto basso. Questo è, diciamo, caratteristico. Perché chi gioca al bingo lo fa principalmente come intrattenimento e non per cambiare la propria vita. Perché non ci sono premi di questa entità. Il massimo di premi che si possono vincere all’interno di una sala bingo è di qualche migliaio di euro su qualche premio d’accumulo. Non arriverai mai a cambiare la tua vita giocando a bingo.

La sera è un dato indicativo, perché da mezzanotte alle quattro è quando uno pensa che ci sia il top del fatturato bingo, e in verità così non è. Perché? Perché una sala, in queste quattro ore dove dovrebbe dare il meglio, dà il 29%. Il che è molto simile al concentrarsi dell’area pomeridiana. Quindi, la durata delle ore pomeridiane compensa il minimo picco di vendita che noi abbiamo nell’ambito serale. Il gioco poi sciama andando verso le 4.00. Chi gioca a tarda notte è chi ha attività notturna, tipo pizzerie e bar, che chiudono la loro attività, vengono, cenano lì, e giocano anche qualche cartella bingo.

Chi opera all’interno della sala bingo?

La sala bingo… le 228 sale bingo, occupano circa 12mila persone. Tra attività di gioco, attività food, beverage, sicurezza, servizi. Sono dal punto di vista occupazionale, i primi nel portafogli di giochi dell’Aams. Un numero così esiguo di sale dà un numero così elevato di occupati. Principalmente sono donne. Quindi, chi lavora all’interno della sala bingo è donna. Di età medio-bassa. Universitari nei part time e appunto principalmente donne fino ai circa 40-45 anni, perché vendere comunque cartelle presuppone il dovere camminare dalla cassa fino ai tavoli, e quindi c’è anche una diciamo componente fisica importante. Per cui non è pensabile che, diciamo, una sessantenne possa arrivare a fare la venditrice di cartelle bingo perché potrebbe avere problemi dal punto di vista fisico. A meno che non sia molto allenata.

Quindi questi sono tutti i macro-dati che compongono il nostro piccolo mondo.

Caratteristica delle sale bingo è che dal 2007 è vietato l’accesso, e non solo la partecipazione, ai minori di anni 18.

Moncada. Fino al 2007 potevano entrare ma non giocare?

Marcotti. Il regolamento, dall’anno 2002 fino all’anno 2007, diceva che era consentito l’accesso a minori accompagnati.

Moncada. Ma non potevano giocare.

Marcotti. Non potevano giocare. Abbiamo fortemente voluto il divieto di accesso alle sale, io in primis, dopo aver visto cose poco piacevoli. Ve ne posso dire una. Io ho avuto occasione in una mia sala di vedere una madre allattare dentro la sala non fumatori. Non so come si possa arrivare lì. Però ci si è arrivati, e abbiamo chiesto la modifica. Motivo per cui, nel 95% dei casi, state tolte le sale gioco-bimbi. Che nascevano come bando. Cioè, quando il gioco del bingo nasce per la sua caratteristica, appunto, di socialità, erano state previste le sale gioco bambini. A tal punto che le sale gioco bambini davano punteggio per potere arrivare a essere concessionari. Quindi era un plus. Queste sale sono state create così perché la norma voleva questo. Lavorando all’interno delle sale bingo ci siamo accorti che questa era una vera e propria follia. Perché prima di tutto c’era il fenomeno dell’affidamento dei figli a un terzo sconosciuto, per potere giocare. E in molti casi i bambini giocavano direttamente. Perché il padre, la madre, il nonno portava il figlio e il figlio cancellava i numeri perché era un gioco semplice.

Ci siamo mossi dal punto di vista associativo, e dall’anno 2007 vi è divieto di accesso alle sale bingo. Anche perché la concessione che noi abbiamo della sala bingo, è di una sala dove si pratica un gioco per maggiorenni. Quindi devi essere maggiorenne per capire che cosa stai facendo per la nostra norma. Ed è assurdo che dei minori possano partecipare, anche se indirettamente, a questa attività.

L’altra caratteristica che pochi conoscono delle sale bingo, e in particolare dei concessionari del gioco del bingo, è che il loro operato è da loro stessi direttamente garantito con una fidejussione bancaria prima richiesta, di 516mila euro. Cioè, se il concessionario bingo sbaglia, in qualsiasi modo, paga di tasca propria. E lo fa garantendo la propria attività attraverso garanzie bancarie.

L’erario, nel bingo viene pagato anticipatamente. Cioè, alla consegna dei titoli gioco, lo stato introita quello che è la sua parte erariale. Quindi, non vi può essere evasione dal punto di vista fiscale. Quando si sente parlare di evasione per quanto concerne il gioco, le sale bingo per un meccanismo intrinseco sono esterne a questo tipo di attività in quanto pagano direttamente l’erario.

Vi ho dato un’infarinatura generale. Vorrei darvi ora quello che è il mio punto di vista personale.

Moncada. Una sensazione, giusto due secondi, perché poi abbiamo il tuo intervento nel pomeriggio. Lo dico anche agli altri in sala: tornerà Italo Marcotti a raccontarci cose più divertenti.

Marcotti. Per dirvi… chi arriva in un mondo che è completamente diverso da quello, diciamo, che è il gioco e va a fare l’imprenditore di gioco. Con determinate convinzioni. Quelle di conoscere la persona con cui avrà un contatto dal punto di vista commerciale. Ecco, voi avete davanti uno che non aveva capito assolutamente nulla. E vi faccio un esempio.

Natale! Io sono cattolico praticante. A Natale ci si trova tutti assieme. A Natale noi chiudevamo le nostre sale bingo. C’era gente che bussava alle nostre serrande perché voleva entrare. E per noi è stato qualcosa che ci ha veramente meravigliato. Perché abbiamo detto: ma com’è possibile che questa gente….?

Ecco, questa gente a casa non aveva nessuno. E quindi per loro un modo alternativo per potere passare Natale, secondo me in maniera non corretta propriamente, usiamo questo termine, era quello di stare all’interno della sala bingo. Se io penso che il 24 dicembre in Italia, nell’anno 2002 (allora) c’era qualcuno che non aveva la possibilità di vivere Natale con la propria famiglia, è chiaro che c’è un tessuto che vive un vero e proprio disagio. E che questo parte da molto lontano.

Moncada. Italo Marcotti, io veramente lo ringrazio e credo che abbia aperto benissimo questa sequenza con questo intervento, non so se siete d’accordo, tecnico, non fazioso, con sia pure la sua partecipazione ovviamente è comprensibile.

Adesso però dobbiamo sentire il controcanto. Matteo Iori, in realtà non fa un controcanto. Fa un’integrazione a quello che ci ha raccontato sul bingo Italo Marcotti e ci parla delle criticità.

Questa sequenza la seguiremo con tempi che speriamo abbastanza contenuti. Quindi è un invito che rivolgo anche agli altri relatori. Matteo Iori.

Matteo Iori. Bene, una premessa. Intanto, grazie per l’invito a un convegno sicuramente inusuale, almeno per quanto mi riguarda. Perché è un convegno non semplice:  per il contesto in cui nasce e anche per quella che è la richiesta sull’intervento che dovrò fare. È complesso per il luogo in cui nasce nel senso che è un convegno organizzato da Edizioni Toro, che è un editore che si occupa di gioco d’azzardo. E’ un convegno partecipato dalle industrie del gioco d’azzardo e sponsorizzato da queste, è un convegno che è complesso, quindi, rispetto alla mia partecipazione. Perché io sono parte di “quel mondo” che ha una visione diversa dal punto di vista del gioco d’azzardo; dal mio punto di vista vorrei che il gioco d’azzardo diminuisse;  che le persone giocassero meno; che spendessero meno; che avessero meno problemi. Quindi, per questo rappresento una sorta di controcampo.

Al tempo stesso, se mi chiedessero se sono per il proibizionismo nel gioco d’azzardo direi di no. Direi di no perché il gioco d’azzardo in Italia esiste formalmente dal 1576, quando per la prima volta è nato il lotto. E in realtà esisteva anche prima, diciamo che in quel momento è stato legalizzato la prima volta. Diciamo che esiste una sorta di vicinanza degli  uomini verso questa forma di gioco. Dunque, dubito che attraverso forme di proibizionismo si possano risolvere davvero i problemi che vediamo noi. I problemi di persone che si rovinano, che hanno una forma di patologia.

Certo, la mia voce sarà quella del mettere in luce, però, tutte quelle che sono le criticità che noi vediamo. A volte saranno oggettive, riferite a certi numeri. Molte volte saranno soggettive. La nostra percezione è data da persone che magari si sono rivolte a noi o che hanno dei problemi legati a specifici giochi, perché questi (alcuni giochi d’azzardo) comportano poi dei problemi che si riversano sulla persona e sul suo contesto familiare.
Quindi, cercherò di fare questo lavoro complesso, anche per le mie limitate capacità e competenze. Nel senso che sul gioco d’azzardo ho molto da imparare pensando a tutti gli specifici giochi che ci sono e alle loro differenze. E anche per questo il seminario odierno rappresenta un momento particolarmente stimolante e di reciproco arricchimento. Penso che sia necessario uno spazio in cui si dialoga per trovare quelli che sono i punti in comune, che possono essere per esempio la riduzione dei problemi per le persone. Perché penso che i problemi per le persone non servano a nessuno. Non servono all’industria del gioco d’azzardo, così come non servono alle persone che vogliono aiutare le persone che hanno problemi, sia sociali che sanitari che culturali.

Scusate la premessa ma mi sembrava opportuno.

Io vi parlerò di gioco d’azzardo cercando di fare un quadro tra quelli che sono i vari giochi d’azzardo presenti. Faccio due o tre esempi e poi arrivo sul Bingo.

Allora, i Monopoli di Stato dividono… (quindi diciamo l’ufficialità in Italia) il gioco d’azzardo in otto categorie. Ne è stata poi appena aggiunta una nona (la betting exchange). Però sono otto categorie di giochi, marcrogiochi, presenti in Italia. Sono il lotto, i giochi numerici a totalizzatore nazionale (dopo vi spiego cosa sono), i giochi a base sportiva, i giochi a base ippica, gli apparecchi da intrattenimento, i giochi di abilità (carte, di sorte e quota fissa), le lotterie e il bingo. Quindi, oggi parleremo di questi temi. È stata introdotta anche la betting exchange, di cui oggi non si parlerà,

Moncada. Se ne farà solo un accenno, anche perché è poco significativa sul piano della quota mercato.

Iori. Quindi parlerò di più di quelli che sono i giochi, cercando di differenziare e di dare due ordini di dati. Da un lato, i dati di quanto hanno “giocato” e quanto hanno “perso” gli italiani nel 2013. Quindi, qualche dato economico che sarà dato, immagino, anche da chi mi precede, però nel dubbio ho preparato anche questo, utilizzando il Libro Blu dei Monopoli di Stato. E già questa è una cosa da capire. Perché spesso in Italia si parla, non so, di “88 miliardi persi al gioco d’azzardo”; 84 miliardi persi….

Allora, occorre subito fare una differenza, rispetto al gioco d’azzardo. Perché se nel 2013 84 miliardi sono stati quelli giocati dalle persone al gioco d’azzardo, la maggior parte di questi, cioè 67 miliardi, sono tornati in payout, in vincite. O, come le chiamo io, in “diminuzione delle perdite”. Le perdite reali quante sono state? 17,1 miliardi. La differenza. Una parte di questi 17 va all’erario, poi vi dirò per i singoli giochi quanto, una parte va alla filiera dell’industria del gioco.

Un’altra cosa che vi dirò è qual è la nostra esperienza sulla patologia specifica. Prendendo in esame i casi seguiti dall’Associazione Onlus “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” di Reggio Emilia. Cioè, sui 775 giocatori che abbiamo seguito in questi 14 anni. Perché il primo gruppo per giocatori patologici l’abbiamo aperto nel 2000. Adesso ne abbiamo cinque alla settimana e in tutto abbiamo seguito 775 persone nei nostri gruppi.

Qual è il gioco per il quale è nata una dipendenza che ha spinto le persone a chiederci aiuto?

Quindi vi dirò anche in modo specifico dal nostro punto di vista, limitato perché sono solo  su 775 persone, però indicativo, quali sono i giochi più pericolosi.

Moncada. Chiedo scusa ma 775 sono un piccolo numero, ma io nei convegni ho assistito a relazioni che parlavano di fenomeno italiano basandosi su campioni di 30 persone! 775 mi sembra clamoroso. Riuscire ad avere i dati su 700 e più persone!

Iori. Prima di arrivare al bingo, l’ultima slide che vi dico come quadro di contesto, rispetto alla dipendenza, un dato interessante che abbiamo visto è che solo il 21% dei giocatori che abbiamo seguito erano dipendenti da un solo gioco. Quindi giocavano sempre e solo a un solo gioco. Il 33% giocavano a due giochi, quindi quando gli si chiedeva “tu da cosa sei dipendente?” non riuscivano a indicarne uno solo. E ce n’è una buona fetta, quindi la metà, che entrano in un limbo di dipendenza che va su tutto. Cioè, hanno magari un gioco preferito, ma qualsiasi gioco tu gli dia loro lo fanno volentieri. Quindi, il tema non è il gioco in sé ma il fatto di giocare d’azzardo e di potere arricchirsi attraverso questa modalità.

Allora, arriviamo al bingo.

Io immagino che la mia relazione, che arriva dopo la relazione… non sarà tra le più simpatiche e gradite, però va bene, insomma. Il tema è questo qua. Poi, nel grande rispetto reciproco, mi permetterò di dire cose che sono state dette in modo diverso. E lo dico perché per esempio il presidente Marcotti ha detto, la prima frase che ha detto sul bingo, l’ha paragonato a una tombola. Io parlo anche di questo.

Allora, intanto i Monopoli nel Libro Blu ci dicono che nel 2013 i concessionari di bingo sono 222. E ci sono due modalità per giocare a bingo: il bingo di sala e quello a distanza, perché adesso è possibile giocare a bingo tramite Internet.

Rispetto a quanti soldi sono andati e a chi nel 2013, sono stati giocati complessivamente 1,664 miliardi di euro, in Italia, al bingo. Di questi, 1,042 miliardi sono tornati ai giocatori, in vincite; 133 milioni di euro sono andati all’erario e 439 milioni di euro alla filiera. Cioè, tutti gli attori che, in questo caso, gestiscono le sale bingo. Questi sono i dati dei Monopoli di Stato.

Allora, arriviamo sul bingo. Il bingo è percepito come una specie di tombola. Un pensiero che spesso c’è è che è forse uno dei giochi anche prediletti dagli anziani. Spesso parlando di bingo si pensa che siano molti gli anziani a giocarci. Allora, è un dato interessante quello che emerge da una ricerca fatta da Gruppo Abele, da Auser  e da Libera, fatta nello specifico su persone che hanno più di 65 anni. E’ una ricerca i cui risultati sono stati presentati il 3 marzo di quest’anno; fatta in 15 regioni, è una ricerca seria che ci permette di avere un dato complessivo degli anziani coinvolti, il 92% dei quali sono pensionati. Di costoro, quando veniva chiesto loro a cosa giocano, solo il 5% delle persone intervistate giocava a bingo. Quindi, questo è già un dato rilevante. Perché se noi diciamo “a cosa giochi solitamente?” e solo il 5% gioca a bingo, questo dimostra che forse che sia il gioco preferito dagli anziani è già una delle cose da sfatare.

Rispetto al tema “è come una tombola”, allora secondo chi c’era all’inizio del bingo, cioè l’ex ministro Vincenzo Scotti, che era anche fondatore di Formula Bingo, quando presentò il bingo in Italia disse che appunto era “un gioco con le forti somiglianze con la tombola, che si gioca in sale opportunamente attrezzate, rese accoglienti dalla presenza di molti servizi per la famiglia e tali da renderle un centro di incontro e di socializzazione”.

Allora, a mio avviso già questa è una di quelle cose su cui riflettere un po’. È una tombola ed è un luogo che porta alla socializzazione? Allora, per mostrarvi quello che è il mio punto di vista…

Anche qui una premessa: sale bingo ce ne sono di tanti tipi diversi, con tanti gestori diversi, che hanno un’idea imprenditoriale diversa. Dopo ve ne parlo nelle prossime slide. Nel senso che quelle che vi mostro io sono le cose più critiche, dal mio punto di vista. Il che non vuol dire che tutte le sale bingo sono così.

Però, intanto vi mostro la tombola.

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Come avete visto in questo video della tombola, chi estrae i numeri dà ad ogni numero un significato popolare, ed estrae i numeri con una certa cadenza, e se prendiamo questa come “modalità tipo” vediamo che alla fine abbiamo sette numeri estratti al minuto. È ovvio che questa che ho preso non è una rappresentazione scientifica. Però ci dà l’idea ed è coerente con il nostro immaginario e i nostri ricordi sulla tombola.

Vi mostro ora un video girato in una sala bingo. Sarebbe carino se aveste con voi un foglio e provaste a scrivere i numeri estratti per rendervi meglio conto della velocità… E consideraste di avere due o tre cartelle davanti da controllare per vedere se avete i numeri estratti.  

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Ecco, la voce che sentite è di chi gestisce il banco e dice che qualcuno ha vinto. Cioè, dopo 2’ 48” dall’inizio, qualcuno dice: Tombola. Con 61 estrazioni in 2’ 50”. Cioè, una ogni 2,7”.

Allora, tombola era quella di prima. Questa è una modalità di gioco del bingo. Che a mio avviso è “leggermente più veloce” della tombola. Cioè, una tombola in 2’50” per me è già un tema che ci dice quanto in realtà dal mio punto di vista ci sia poco di simile a quello che può essere il gioco della tombola fatto in certi contesti.

Un’altra delle criticità che mi sembra opportuno sollevare è che il bingo spesso viene venduto come un’attività per tutta la famiglia. Bambini compresi: vedete? Qua sotto c’è scritto “Bambinopoli, shopping e intrattenimento”. È la pubblicità di una sala bingo: Bingo family.

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Però, Bambinopoli, è un bingo per tutta la famiglia. “Tutti potete venire da noi e passare una magnifica serata in amicizia e divertimento”.

Il tema del bingo per la famiglia è un tema a me molto caro. Perché esistono sale bingo, poche per fortuna ma esistono, in Italia, che ti propongono, come quella di Quartu S. Elena, Bingolandia. È una sala bingo che ha ristorante, pizzeria, american bar… e sala bimbi. Sala bimbi nella quale, nel regolamento c’è scritto, “finalmente è disponibile una sala al piano superiore, dove i vostri bimbi potranno stare in compagnia mentre voi siete a giocare”.
Allora, questa cosa qui, cioè avere all’interno di sale bingo, dei luoghi nei quali i bambini possano entrare e avere quindi a disposizione, nell’immediata vicinanza, del gioco d’azzardo, è qualcosa che come diceva giustamente Marcotti, a mio avviso è contro il rispetto della legge

Marcotti riportava il decreto del 2007 che all’art. 1 cita le sale bingo (art. 1 comma 2). E l’articolo 3 dice chiaramente che “è vietato ai soggetti di minore età l’ingresso e la permanenza delle aree di ciascun punto vendita”, cioè anche nelle sale bingo, è vietato.

Quindi, è vietato non solo giocare ma è vietato entrare all’interno di questi luoghi. E questo, a mio avviso, è un’altra criticità che si trova in alcune sale bingo.

Concludo con l’ultima slide, con altre criticità. Anche qua rimarco il fatto che esistono sale diverse tra loro, con una diversa idea imprenditoriale. Cioè è l’imprenditore che ha la concessione che decide che tipo di sale fare. Ma esistono sale bingo in cui si trovano tante altre proposte di gioco d’azzardo. Quindi, se noi diciamo che le persone vanno lì a giocare a bingo, questo è limitativo. Perché nelle sale bingo spesso puoi trovare tanto altro: slot machine, Vlt, gratta e vinci, eccetera.

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Allora, le sale bingo spesso offrono tanto altro. E questo è un tema su cui riflettere. Le sale bingo a volte hanno la possibilità di cartelle multiple, nel senso che Marcotti giustamente diceva “la media di una cartella e mezza a testa”. Ci sono persone che possono in alcune sale acquistare molte cartelle, che gli vengono controllate dal gestore… non so il termine tecnico, insomma dal banco.

Marcotti. Questo è vietato.

Iori. Sì, sarebbe vietato ma esistono sale che hanno…

Marcotti. Ci sono dei concessionari che lo fanno, però è vietato.

Moncada. Io pensavo di aver messo accanto due persone che si contraddicevano, voi siete partiti che siete d’accordo prima ancora di cominciare.

Iori. L’ultima criticità è il fatto che certe sale danno la possibilità di edizioni speciali con premi del bingo, con premi anche molto alti. Avete visto la pubblicità di prima: 25mila euro. Allora un fatto è giocare al bingo un euro per vincere il solito premio di sala. Altro è fare delle edizioni speciali con dei premi molto alti. E quindi ovviamente la modalità di gioco e l’attrattività per le persone che vanno a giocare, ovviamente è molto diversa.

Rispetto, con l’ultima slide, al nostro punto di vista. Cioè, quanti giocatori patologici abbiamo avuto per il bingo, in questi 14 anni, sono molto limitati. Cioè, lo 0,5%. In pratica le persone non ci hanno chiesto aiuto per un problema specifico di patologia sul bingo. Questo non vuol dire che il bingo non sia un gioco utilizzato; nel senso che giocano magari molto alle vlt o ad altro, poi giocano magari anche al bingo. Però non ci è segnalato come un gioco ad elevato rischio di patologia.

Moncada. Grazie a entrambi, sia Marcotti che Iori. Sappiamo che comunque entrambi rimangono oggi e quindi ci sono altri interventi. Programmato quello di Marcotti ma Matteo Iori sarà con noi.

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