GLI ITALIANI E IL GAMBLING: LE INDAGINI DEL CNR (Sabrina Molinaro, Responsabile della Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari, IFC del CNR)

Moncada. Io ringrazio tra le altre cose i relatori perché abbiamo dovuto fare una modifica agli orari. Quindi, erano stati preventivati per la mattina, si sono trattenuti, abbiamo pure fatto tardi rispetto al previsto, ma cominciamo con la dottoressa Sabrina Molinaro, del Cnr di Pisa. In realtà, Istituto di fisiologia clinica del Cnr, che (anticipo solo questo) è la capoprogetto, credo che si dica, o comunque questo è il senso, della ricerca ESPAD®. Che, ho scoperto intervistandola qualche tempo fa, è un’indagine condotta in ambito europeo e per l’Italia viene fatta dal Cnr sotto la supervisione della dottoressa Molinaro. La quale ritengo che abbia un merito: questa ricerca riguarda tutte le dipendenze in tutt’Europa, ma fino allo scorso anno non riguardava il gioco. Perché a quanto pare fuori dall’Italia questo non è visto come un problema.

Su sollecitazione della dottoressa Molinaro questa dipendenza, il gioco d’azzardo, è stata inserita nella ricerca che adesso (non ho capito se è già stata condotta o lo sarà nella prossima edizione) negli altri Paesi europei. Quindi, è grazie a lei che potremo fare dei confronti con un’indagine condotta con gli stessi criteri.
Grazie.
Molinaro. Grazie a voi, grazie per l’invito. Intanto, spiego la ricerca europea: sì in effetti ESPAD® fa parte di un progetto europeo. È uno studio che nasce dal consiglio svedese sull’alcool. Quindi nasce per andare a studiare le dipendenze da alcool nelle popolazioni giovanili, 16enni sostanzialmente. In Italia lo conduciamo noi, del Consiglio Nnazionale delle Rricerche, dal 1995. Io ho la gestione del progetto dal 2000 perché nel ’95 non mi ero nemmeno laureata, forse. Comunque, sì è vero che sono riuscita a fare mettere nel questionario europeo una sezione specifica sul gioco d’azzardo, così ora mi potranno odiare tutti i concessionari d’Europa non solo quelli d’Italia, ma va  bene così… E’ vero anche che nel resto d’Europa, in realtà, il problema del gambling nella popolazione scolarizzata non è così sentito come in Italia.
Quello che, invece, nel resto d’Europa è considerato un grosso, grosso problema su questa fascia di popolazione è il gaming. Che, invece, in Italia finora nessuno si era mai sforzato di studiare. Qual è la differenza tra gaming e gambling? Il gambling è dove si mettono dei soldi in gioco, e si possono perdere o vincere. Nel gaming si perdono sempre. Nel senso che si paga per giocare. Un esempio di gaming? Tutte queste app, questi giochi che si scaricano sugli smartphone. Non voglio fare pubblicità, ma per rendere l’idea. Candy Crash, Jelly Splash, sono tutti giochini che si scaricano gratuitamente, poi per giocare funzionano un po’ con il solito metodo: ti invoglio; tu hai cinque vite gratuite. Quando le hai consumate, per avere cinque nuove vite, devi spendere o 0,47 euro oppure aspetti tre ore. Sappiamo poi che il meccanismo che ti porta compulsivamente ad accettare… ora ad esempio c’è il nuovo iPhone che ti permette con la sola impronta digitale di spendere altri 0,50 euro, su… avanti, avanti… Ecco, questo è un problema grosso per il resto d’Europa.
Ritorno indietro, al nostro tema. Di cosa vi parlerò oggi? Vi parlerò non soltanto dello studio ESPAD®, European school survey on alchool and other drugs, ma vi parlerò anche dello studio IPSAD®, che è un’indagine che, sempre il Consiglio Nnazionale delle Rricerche, conduce dal 2001, sulla popolazione generale (15-64 anni). Quest’anno per la prima volta l’abbiamo fatto sui 15-74 anni, proprio per il gioco d’azzardo. Perché studiando appunto i comportamenti di gioco ci siamo resi conto che perdevamo una fascia di popolazione.
Abbiamo poi delle esperienze qui in Lombardia, dove stiamo facendo studi sui 64-84enni, quindi magari la prossima edizione (se troviamo i fondi per fare questi studi) la condurremo fino agli 84enni.
Un’altra cosa prima di cominciare: questi studi sono completamente liberi. Cosa vuol dire? Che non ci finanzia nessuno per farli. Non solo non ci finanzia lo Stato. Ma non ci finanziano neppure i privati. Quindi, sono studi assolutamente autonomi e tutto quello che sentirete è frutto di ricerca libera.
Questa cosa ci costa molto. Noi la facciamo con molto coraggio, perché siamo un gruppo di 40 ricercatori, di cui la maggior parte precari, com’è normale in Italia, ma siamo testardi. Abbiamo deciso che a noi interessa far vedere e far capire che cosa realmente succede.
Allora, vi faccio vedere dei dati che non vi posso lasciare perché sono veramente dati preliminari. Lo studio IPSAD®, quello sulla popolazione generale, come vi dicevo, è uno studio che facciamo ogni due anni. Costa un botto di soldi, perché mandiamo, a seconda del campione, quest’anno sono 30mila italiani, un questionario a casa. La rispondenza è molto bassa, come tutti gli studi postali, perché la maggior parte delle persone ricevono lo strumento questionario e lo cestinano. Noi tutto sommato siamo soddisfatti perché abbiamo un 30-35% di rispondenti, e riusciamo comunque a rilevare il fenomeno, a vedere come si muove nel tempo.
Quello che vi inizio a dire è ciò che noi abbiamo evidenziato nel gioco, considerato proprio come gioco una tantum, (qui sto parlando di chi ha giocato almeno una volta nell’anno, quindi può essere la signora che si è comprata il gratta e vinci, piuttosto che chi ha giocato alla lotteria di Capodanno, oppure il gambler più incallito, qui dentro ci vanno tutti). Non sono giocatori problematici, sono persone che giocano. Giocano soldi. Quindi, quelle sono le nostre stime. Vi ho portato qualche dato lombardo, perché siamo qui e mi sembrava carino farvi vedere qual è la situazione della vostra regione rispetto al resto d’Italia.
Beh, noi vediamo una diminuzione nel gioco così come l’abbiamo vista negli altri consumi. Vogliamo dire che è la crisi? Beh, prima dicevamo che era la crisi che faceva aumentare il gioco, quindi io non direi che è la crisi. Non abbiamo ancora fatto delle ipotesi reali sulla popolazione generale. Le abbiamo sulla popolazione scolarizzata, cioè lo studio ESPAD®, l’altro che vi faccio vedere, e lì vi posso mettere in correlazione delle cose che abbiamo evidenziato rispetto alla diminuzione del gioco.
Comunque, le prime stime sul 2013  (e queste non sono cose come quelle che fanno prima delle elezioni: queste sono stime fatte su modelli statistici reali… noi facciamo gli scienziati, non vendiamo fumo) 15 milioni di italiani, quindi, sono quelli che giocano, prima ne avevamo 19mila. Quindi, stanno diminuendo gli italiani che giocano anche una tantum. Così come nel resto d’Italia, sono diminuiti anche in Lombardia. Guardate dove è da imputare la diminuzione: Maggiormente nella popolazione femminile. Quindi, sono più le donne che si sono scocciate di giocare, rispetto agli uomini. Sempre gioco una tantum!
Quindi, vediamo diminuire le giocatrici occasionali soprattutto nella popolazione femminile.
A cosa giocano i giocatori? Questi sono dati autodichiarati. Ripeto, noi inviamo un questionario alle persone, il più dettagliato possibile, non sarà perfetto. Noi non facciamo indagini di mercato, non ce ne frega niente se sono iscritti a quella piattaforma o a quell’altra piattaforma. A noi interessa capire a cosa giocano le persone. Se giocano on line, se giocano a casa, se vanno a giocare nelle sale bingo…. Chiediamo loro a cosa giocano e dove giocano.
Quindi, cosa vediamo? Vediamo che i giochi più giocati sono i gratta e vinci e il lotto istantaneo. Questo già lo sapevamo.
E poi il lotto e il superenalotto, per quanto riguarda quella popolazione di giocatori una tantum, sembra essere sempre molto in voga. Soprattutto per quanto riguarda la Lombardia: vedete però che dal dato 2010-2011 alla stima che abbiamo fatto per il dato 2013, la Lombardia ha perso oltre 15 punti percentuali per il lotto e il superenalotto.
Questo dato è un dato che abbiamo pubblicato al solito, a differenza di molti che fanno studi su 30 soggetti, e poi se la rivendono come la verità assoluta, noi prima di fare degli studi e di rivendicarceli non come la verità ma come studi, con i limiti, come tutti… li pubblichiamo su riviste scientifiche. Noi abbiamo molte pubblicazioni in Italia. Forse siamo il gruppo che ha il maggior numero di riconoscimenti scientifici internazionali, rispetto al gioco d’azzardo. E non vi sto parlando di clinica. Vi sto parlando di epidemiologia. Cioè, di quanto è diffuso, a cosa si gioca. Questi dati li trovate scaricabili dal journal of gambling studies, ma li potete prendere anche da PubMed tranquillamente. Cosa vediamo? Vediamo che la popolazione di soggetti che fa gioco problematico… e per giocatori problematici intendiamo quei soggetti che al Canadian Problem Gambling Index hanno raggiunto un punteggio superiore a… non ricordo se qui è sette o otto, comunque mettiamo insieme le due classi, “a rischio” e “gravemente problematico” perché se no le numerosità non ci permetterebbero di fare dei ragionamenti un po’ più complessi…
DAL PUBBLICO: Un valore superiore a “3”.
Molinaro. Superiore a “3”, grazie. Bravissimo.
Su questi soggetti vediamo che c’è una diminuzione in Italia dei giocatori problematici che passano dal 6% al 5% dei giocatori. Quindi, questa percentuale non è una prevalenza, ma è una percentuale sui giocatori. Come si legge che “all’interno del 47% di coloro che giocano una tantum, il 6% ha profilo problematico”.
Badate bene che per la maggior parte dei giocatori è un gioco sociale. Quindi, non ha un profilo problematico. Qui, ve lo faccio vedere un pochino più in dettaglio. Con delle stime. Non ho aggiunto il dato 2013 perché, come vi dicevo, è solo una stima. Questi dati invece sono sempre pubblicati nell’articolo sul Journal of gambling studies, e vedete che la popolazione dei giocatori problematici sia intorno all’1,3% ed equivale, nel 2011, a circa 251mila persone. Che hanno già caratteristiche tali da potere essere considerate problematiche. In più se ne aggiungono 831mila che sono ad alto rischio di problematicità. Quindi, circa un milione di italiani ha un profilo di gioco che ci dovrebbe fare preoccupare.
A cosa giocano le persone con profilo problematico?
Giocano… qui in realtà è “dove” giocano.
Dove giocano? Giocano sostanzialmente nei posti dedicati: sale giochi, circoli ricreativi, sale scommesse, ma anche nelle sale bingo e c’è una percentuale che dice di giocare anche su telefonino. Queste percentuali non sono “autoescludenti”, quindi non fanno 100%, ma una persona può giocare in più luoghi. E tutti questi dati sono pubblicati nel nostro libro “Indipendenza” che voi potete richiedere, perché la casa editrice ve li manda… boh! Ve lo mando prima io, forse. Facciamo prima!
Dunque, a cosa giocano i problem gambler? Giocano sostanzialmente alle macchinette da gioco elettronico. Perdonatemi, le chiameremo macchinette da gioco perché io ho dei problemi: tutte le volte che le chiamo in qualche maniera…
Moncada. No sarebbe troppo lungo definirle “apparecchi da intrattenimento…”. Ci siamo capiti qui, vero?
Molinaro. Se vi dico come le chiamiamo in Toscana… Noi in Toscana li chiamami “puppini”. Comunque, queste macchinette da gioco elettronico sono sicuramente il gioco a cui giocano di più i problem gambler. Dopo vedremo se effettivamente possono costituire un fattore associato al rischio di gioco. Ci sono poi le “scommesse su altri eventi”. All’interno di “scommesse su altri eventi”, escluse le sportive, mettiamo tutto il resto. Quindi, escluso quello che è Snai sportivo strettamente ci stanno le scommesse su altri eventi. Tutto quello che è fuori dalla scommessa sportiva.
PUBBLICO. (fuori microfono)
Molinaro. Sicuramente è un dato che ci piacerebbe indagare meglio. Ci piacerebbe anche capirlo, perché anche per noi è un dato… Però è solo nei problem gambler. Perché il solito dato, visto sulla popolazione dei giocatori occasionali, è bassissimo. Dopo ve lo faccio vedere, se lo ritrovo.
Passo velocemente ai dati sull’altro studio. L’altro studio è sulla popolazione scolarizzata. Quindi, qui stiamo parlando di studenti tra i 15 e i 19 anni. Attenzione: a chi prima diceva che i minorenni non giocano. I minorenni giocano. Esattamente quanto giocano i maggiorenni. E anche on line.
Cosa vi faccio vedere? Vi faccio vedere quanto è diffuso il fenomeno.
Il fenomeno comprende circa 1 milione di studenti. Vi parlo anche in questo caso di giocatori occasionali. Quindi, di ragazzini che possono aver comprato un gratta e vinci o che possono giocare tutti i giorni.
Circa la metà, il 44% degli studenti, di cui il 43% ci dice “ho giocato fino a un paio di volte”. Quindi, effettivamente sono giocatori occasionali. E poi il 42% ci dice “da 3 a 19 volte” e il 15% ci dice “20 o più volte”. Quindi, all’interno di questo campione abbiamo: una metà di giocatori occasionali, un 40% che gioca saltuariamente, e un 15% che, invece, gioca frequentemente.
Quanto incide il divieto di gioco negli under 18?
Io su questo sto facendo un bel tam tam, perché non gliene può fregare di meno a nessuno del divieto di gioco under 18. Né a chi fa giocare, né a chi gioca.
È vero che ci sono le multe. È vero che i commercianti devono esporre dei cartelli. È vero che però i ragazzini ci dicono che giocano esattamente quanto i coetanei e maggiorenni. Che poi ci sia l’aiuto di un adulto per entrare dentro un bar dove c’è una slot machine, non lo so… l’adulto è il commerciante?
PUBBLICO. (fuori microfono)
Molinaro. Dunque a cosa giocano?
Scusate: questo è il dato minorenne/maggiorenne. Vedete che non c’è una grossa differenza. Le scommesse sportive sono sostanzialmente, insieme a gratta e vinci e lotto istantaneo, quelle più giocate. Vedete che gratta e vinci e lotto istantaneo può darsi anche che siano il babbo e la mamma che glieli comprano e glieli portano a casa. Però permettetemi di dire che è abbastanza improbabile.
Totocalcio e totogol vanno ancora alla grande in questa fascia d’età.
Devo dire che il poker texano, che effettivamente è una di quelle cose che si giocano prevalentemente on line, è maggiormente giocato dai maggiorenni.
Le scommesse sportive e slot machine sembrano essere un pochino più diffuse, come prevalenza di gioco, per il gruppo dei maggiorenni, sopra i 18 anni.
Dove giocano? Giocano un po’ ovunque. Anche in questo caso, vedete il dato maschi e femmine, (il dato su minorenni e maggiorenni… non ce l’ho qui però ve lo posso tirar fuori). Questo è cumulativo. Quindi, da 15 a 19 anni.
Dove giocano? Giocano in bar, tabacchi e pub. Poi giocano a casa di amici o a casa propria. Poi possiamo fare anche degli incroci: quanti sono quelli che giocano a casa di amici o a casa propria e giocano effettivamente online e quanti invece fanno scommesse: quindi si riuniscono in gruppi e giocano altri tipi di giochi. Poi giocano nelle sale scommesse; prettamente per il genere maschile e prettamente nel sud Italia è diffusa questa cosa delle sale scommesse. Giocano nelle sale giochi, nelle sale bingo poco. Rispetto al gioco on line: vedete che il presidio del gioco on line è prettamente maschile. Le ragazzine non si divertono molto a giocare on line, per adesso. Infine i casinò, che sono sempre on line in qualche maniera, e i circoli ricreativi.
Il gioco problematico: vediamo che 120mila studenti sono già giocatori a rischio. 80mila sono problem gambler. Quindi, questi 80mila sono ragazzini tra i 15 e i 19 anni che hanno già un profilo tale da essere considerati giocatori problematici.
Com’è l’andamento territoriale del fenomeno per questa fetta di popolazione?
Anche in questo caso vedete che ci sono regioni in cui sia la diffusione dell’abitudine al gioco, sia la problematicità del gioco, sembrano essere più diffusi.
La Lombardia, per esempio, è una regione dove, a fronte di un’alta prevalenza di gioco, c’è una bassa prevalenza di giocatori problematici. Questa figura, se ve la facessi vedere com’era tre anni fa, era completamente inversa. Segno tangibile che in Lombardia ci sono state delle politiche abbastanza forti rispetto all’educazione al gioco. Nel sud Italia questo ancora non è arrivato. Ed è carino, perché per me è fondamentale vedere anche la valutazione degli interventi di prevenzione e la valutazione degli interventi che le scuole mettono in atto, per sensibilizzare i ragazzini a un gioco meno rischioso.
L’andamento temporale del fenomeno….
PUBBLICO. (fuori microfono)
Molinaro. (ride) Io non chiedo ai ragazzi se giocano legalmente o illegalmente…
PUBBLICO. (fuori microfono)
Molinaro. Infatti, non glielo chiedo anche per quello. Perché non so se loro sono in grado di rispondere. Quindi, onde evitare di inserire un bias dentro questo tipo di studi, io mi limito a vedere il loro comportamento.
Sicuramente, se avessi a disposizione i dati sugli interventi di prevenzione che sono stati messi in atto sul gioco legale, e li potessi correlare con questi, magari riuscirei a leggere delle cose.
Io per ora li ho messi in relazione agli interventi di prevenzione fatti nelle scuole. E ho visto che laddove le scuole hanno fatto programmazione di educazione al gioco, e di prevenzione rispetto a certi comportamenti a rischio, il gioco problematico è diminuito. Di contro è aumentato il consumo di sostanze. Perché hanno smesso di fare prevenzione sull’uso di sostanze. Ma che volete, anche voi? Non si può avere tutto dalla vita. (ride)
Comunque, ritornando all’andamento temporale del fenomeno, cosa abbiamo visto?
Quello che vediamo anche in questa fetta di popolazione è che, sostanzialmente, i giocatori problematici e i giocatori a rischio dal 2011, piano, lentamente, stanno diminuendo. In realtà, se ripensiamo a com’è andata la storia sul gioco, è stato dato l’allarme intorno al 2008 e, prima sembrava che non esistesse il gioco. Dopo di che si sono attivate, soprattutto a livello di prevenzione nelle scuole, molti interventi, e da lì piano piano, vedete che i giocatori problematici con profilo a rischio e profilo problematico, sono passati rispettivamente dal 16,5% all’11,6%, e dal 10% al 7,5%. Segno chiaro che se spendiamo risorse, queste ci tornano indietro. Se non investiamo, non mettiamo risorse, queste non ci possono tornare indietro.
Io cerco di andare velocemente sui fattori di rischio. A mio avviso è la parte più interessante della mia presentazione, perché mi sarei anche scocciata di dare numeri e basta.
C’è un interessante studio che è una delle pietre miliari sui fattori di rischio per il gioco, che è di questa professoressa Johnnanson, che effettivamente è carina perché mette insieme tutti quelli che sono i fattori associati al gioco problematico. Ce l’abbiamo anche noi in Italia, anche se è qualcosa che viene da lontano.
Questi dati sono confidenziali, nel senso che questo articolo lo stiamo pubblicando… Sì, purtroppo sono confidenziali perché se vi davo solo dati non confidenziali, finiva che vi davo dati un po’ datati.
Comunque, ci sono dati fino al 2013, le faccio avere la pubblicazione e può tirar fuori quello che le interessa.
PUBBLICO. (fuori microfono) Tutto quello che lei scrive io lo leggo…
Molinaro. Grazie, meno male. Dunque, ritornando al tema. Questo articolo… il giorno che riusciremo a portarlo in fondo, lo abbiamo sottomesso e stava aspettando una revisione… è un articolo dove stiamo cercando di vedere quali sono le tipologie di gioco maggiormente associate al gioco problematico.
Cosa emerge da questo lavoro? La cosa fondamentale che emerge è che il giocatore problematico gioca a più di un gioco.
Diceva prima giustamente Matteo: il giocatore problematico raramente è un mono giocatore. O se è un mono giocatore, perdonate il brutto termine, ha un profilo molto particolare. Ovvero noi abbiamo individuato dei giocatori problematici che fanno sostanzialmente scommesse o poker, però sono diversi da quei giocatori che fanno poli gioco.
Quindi hanno caratteristiche completamente differenti.
Emerge anche che sembrano esserci dei giochi che sono più fortemente associati al gioco problematico.
Diciamo che il gioco più associato in assoluto è quello delle macchine da gioco  elettroniche. Che sembrano essere frequenti come modalità di gioco tra chi ha un profilo problematico. Ci sono poi le scommesse sportive e c'è anche una piccola parte che fa Texas Hold'em.
Noi ci siamo concentrati proprio sul Texas Hold'em perché ci fu fatta una richiesta dalla Germania di andare a studiare questo tipo di gioco.
A quali conclusioni arriviamo? Che i multiplayer gamblers, ovvero coloro che giocano a più di 3 giochi, hanno un profilo di problematicità molto più potente. Il profilo del multiplayer che abbiamo individuato, dice che la probabilità di avere un profilo di rischio è doppia rispetto a chi gioca un solo un gioco, ci sono alcuni giochi che sono collegati con la problematicità sia nei multigiocatori che nei monogiocatori. Al primo posto ci sono le macchinette di gioco elettronico e al secondo posto ci sono le scommesse. Passo invece a qualcosa che non è confidenziale anzi questo è già pubblicato. Anzi è in attesa di stampa però è già stato accettato, ed è un altro lavoro che abbiamo fatto sul fattore di rischio sulla popolazione scolarizzata.
Qui noi abbiamo fatto un'analisi sia geografica rispetto all'Italia, sia abbiamo cercato di individuare quali erano i fattori associati nei nostri studenti, e anche in questo caso cosa abbiamo visto? Che laddove si spendono più risorse nel l'educazione alla salute abbiamo risultati.
Niente di nuovo sotto il sole però sembra che queste cose vadano sottolineate ogni volta. Sul gioco funzionano gli interventi di prevenzione.
E poi siamo andati a vedere quali erano i fattori correlati al gioco problematico.

I risultati li trovate sia qui sia nel libro " Consumi d’azzardo: alchimie, normalità e fragilità - la fotografia ESPAD 2013." e non mi ricordo cos'altro. Vi ho portato qualche copia ma eventualmente se me le richiedete ve le spedisco. Queste sono le caratteristiche che emergono  collegate alla problematicità del gioco.
Cosa emerge? Vado velocemente ma passo diciamo su tutte le caratteristiche. Ci sono le caratteristiche diciamo di tipo sociale e altre che sono legate invece a dei comportamenti.
Cosa vediamo? Soprattutto che il giocatore problematico nella fascia d'età 15 19 di solito ha anche altri comportamenti a rischio. Quindi beve, usa sostanze illegali o ha comportamenti sessuali di cui poi si pente in qualche maniera.
Vediamo quali sono i fattori protettivi. I fattori protettivi di solito sono quelli definiti come parental monitoring. Ovvero non il controllo pedissequo ma il fatto di essere seguito, di percepipre cura da parte della famiglia, su quello che si fa. E poi un fattore fortemente a rischio è la disponibilità economica. Quindi laddove ci sono molti soldi da portar via è più facile che ci sia possibilità di comportamenti a rischio per il gioco. L'abbiamo stratificato per sesso perché ci sono alcune differenze tra maschi e femmine. Ma quello che poi siamo arrivati a concludere sostanzialmente è che sono più i ragazzi ad avere rischio di problematicità. Che i fattori protettivi che troviamo per questa fascia d'età sono quelli che troviamo anche per altri comportamenti a rischio. Ovvero un buon rapporto con i pari, buon rapporto con la famiglia, poca disponibilità di soldi. L’ultima cosa che gli faccio vedere, questa ve l'abbuono, è il discorso che vi facevo sugli interventi di prevenzione nelle scuole.
Questa è una slide che ho fatto vedere spesso ultimamente perché secondo me è veramente indicativa di cosa stia succedendo in Italia.
Ve la racconto velocemente. La riga nera, in calo, in alto sono i soggetti, gli studenti che hanno un profilo problematico per il gioco. Invece la riga blu, in aumento, è quella che individua il consumo di cannabis frequente: venti o più volte al mese. Tutte le altre righe, sempre in tendenziale aumento, invece individuano il consumo frequente di altre sostanze  ( cannabis, eroina, cocaina, allucinogeni, stimolanti). Ecco una cosa bizzarra che si è vista in Italia dal 2006: i consumi frequenti di tutte le sostanze sono andati crescendo,ad eccezione dell'alcol dove c'è per la popolazione studentesca italiana una sorta di autoregolazione dovuta probabilmente ad una cultura differente dei Paesi mediterranei rispetto ad altri Paesi nei confronti del bere. Quindi stiamo studiando anche l'effetto della non stigmatizzazione della sostanza nell'ambito familiare.
Cosa vediamo nel gioco d'azzardo, soprattutto quello problematico? I ragazzi con profilo di rischio problematico, sono diminuiti. E sono diminuiti sensibilmente.
Qui invece l'altro piccolo grafico è un grafico che riporta dei questionari a cui ci hanno risposto le 500 e rotte scuole che ogni anno rispondono al questionario ESPAD®.
Lo studio ESPAD® copre una popolazione che va da 50.000 a 35.000 studenti.  Quindi non stiamo parlando di 34 soggetti. In queste 500 scuole vengono fatti degli interventi di prevenzione, gli insegnanti ci rispondono.
Vedete che dal 2007 nelle scuole italiane sono cresciuti moltissimo gli interventi di prevenzione nell'ambito del gioco, e invece sono diminuiti tendenzialmente quelli nell'ambito delle altre sostanze. Qui dentro ci sta alcol piuttosto che sostanze illegali.
Qui ho fatto una sorta di regressione è il solito grafico non si capisce niente per questo vi ho fatto vedere anche l'altro. Abbiamo cercato di renderlo un pochino più chiaro.
Vedete qui il gioco diminuisce e nel grafico di prima qui invece in percentuale gli interventi di prevenzione nei confronti del gioco crescono.
Qui invece vedete che la prevenzione per le droghe diminuisce e contestualmente l'uso frequente di sostanze illegali aumenta.
Cosa vuol dire tutto questo?
PUBBLICO. (fuori microfono) … c’è una percentuale: 5, 6, 12%. Cosa vuol dire? Il numero dei luoghi in cui è stato fatto….
Molinaro. No, se mi ascoltava forse lo capiva. Sono 530 scuole che hanno partecipato per 10 anni a questo studio e rispondono a tutte quante le domande. Vuol dire: il 10% delle scuole che abbiamo intervistato; l’8% delle scuole che abbiamo intervistato. Hanno fatto almeno un intervento di prevenzione…
PUBBLICO. (fuori microfono)
Molinaro. Non lo fanno. Esattamente, questa è la lettura corretta.
PUBBLICO. (fuori microfono) …hanno avuto effetto anche sulle altre scuole…?
Molinaro. No. Assolutamente no. Però il 10% di quelle…
PUBBLICO. (fuori microfono)… il miglioramento dipendono da questi interventi qui quando il gioco si è sviluppato, è dal 2011 che è iniziata un’azione di forte contrasto al gioco. Io non ci leggo qui che…
Molinaro. Va bene, lei ci legga quello che ritiene opportuno. Io leggo quello che ritengo opportuno. Anche perché le scuole sono le medesime che hanno risposto al questionario…
Moncada. È interessante dopo confrontarvi, Giovanni.
Molinaro. Dunque, qual è la conclusione a cui arriviamo? Che dopo anni di crescita si è osservata una battuta d’arresto nella diffusione dell’abitudine al gioco. Questa, al solito, noi abbiamo studiato a cosa possa essere imputabile. Se sostanzialmente è la crisi o a una diminuzione delle opportunità di gioco. Anzi, sappiamo che sono aumentate. Oppure se sono legate alla nuova sensibilizzazione della popolazione rispetto al gioco. O alla noia, come qualcuno ha detto: che è passata la moda.
Poi alcune tipologie di gioco sembrano essere più fortemente associate alla problematicità. Una cosa che non ho scritto qui è che il divieto di giocare ai minori di 18 anni non serve a niente, perché i minorenni giocano esattamente quanto i maggiorenni. I fattori associati al gioco problematico sono stati ampiamente confermati in letteratura, e confermati da quelle che sono le nostre analisi. E gli interventi di educazione al gioco attivati nelle scuole, sembrano sortire i loro effetti. Non tanto sull’abitudine al gioco, perché i giocatori occasionali non sono diminuiti così tanto come i giocatori problematici. Quindi, sembra quasi che proprio ci sia stato un effetto su quella popolazione di sensibilizzazione.
A questo punto vi lascio il mio riferimento: il mio indirizzo di posta elettronica è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Se andate sul nostro sito potete recuperare tutti i risultati che vi ho descritto.
Vi ringrazio
Moncada. Beh, io credo che un applauso se lo meriti per la chiarezza e la vivacità, oltre che per il valore delle informazioni che ci ha fornito.
E so, per avere visto un po’ di questi materiali… questo è il volume a cui faceva riferimento: l’indagine ESPAD® 2013, cioè quella fatta sugli studenti 15-19 anni italiani. Dove si parla di tutte le dipendenze, compreso Internet visto come dipendenza.
Quindi, credo che sia un volume anche facile da leggere, per come è stato impaginato. Un po’ come è facile ascoltare Sabrina Molinaro, quando spiega le sue cifre. Quindi, credo che quello della comunicazione sia un po’ al centro del lavoro del CNR di Pisa. Veramente grazie.

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