I GIOCHI ON LINE (Giovanni Carboni, partner fondatore Egla, European gambling lawyers & advisors - Matteo Iori, presidente Conagga)

Giampiero Moncada. E adesso siamo a Giovanni Carboni. Che, invece, ci parla del gioco on line.
Abbiamo detto che il gioco on line l’abbiamo tutto aggregato. Mi sembra decisamente interessante perché il gioco on line è oggi richiamato spesso come un rischio. Perché è diffuso. Perché abbiamo tutti la possibilità sullo smartphone di giocare on line.
Giovanni Carboni ci farà capire esattamente come l’accesso al gioco on line può essere a volte facilitato e a volte, invece, molto difficoltoso.
Giovanni Carboni. Intanto, non so come facciate, perché in mezza giornata si sta cercando, molto velleitariamente, di insegnarvi quasi tutto sui giochi. Cosa che credo forse invece capite, è impossibile, perché siamo di fronte a un mondo molto complesso.
Due parole riguardo me. Io sono stato per tanti anni consulente di management. Avevo lavorato anche per il Ministero delle Finanze. Nel 2004 i Monopoli mi hanno chiesto se mi interessava occuparmi di un progetto per l’introduzione del gioco on line.
Ho fatto assistenza per i Monopoli tra il 2004 e il 2007. Al termine di questa collaborazione ho fatto attività di consulenza per gli operatori e ho continuato a occuparmi esclusivamente di gioco (prima mi occupavo di tanti settori diversi), in particolare l’on line, ma non solo.
In quei tre anni è stata di fatto introdotta la regolazione del gioco on line e io ho scritto i regolamenti. Quindi alcuni regolamenti li conosco piuttosto bene.
Dieci minuti sono veramente pochi, mi accontenterei di farvi afferrare due aspetti.
Uno: la specificità del gioco on line. Tema che io ritengo oggetto di disinformazione. Che cos’è? È molto poco conosciuto. È molto poco conosciuto anche dai nostri legislatori. A me è capitato in un colloquio con una persona, peraltro moderata e ragionevole, che mi diceva: “Per noi il gioco on line è un buco nero”. Però fa parte della Commissione Affari Sociali della Camera, che ha appena terminato la discussione di un disegno di legge per l’intervento, cura, prevenzione e recupero delle persone che hanno problemi con il gioco. Compreso il gioco on line.
La seconda cosa che vorrei far cogliere è come i giochi sono diversi tra loro, ce ne sono tanti, che sono molto diversi. E che queste grandissime differenze possono spiegare anche certe stranezze apparenti, che per esempio sono quelle delle enormi differenze riguardo alla modalità di imposizione. E anche alle aliquote diverse che vengono applicate, per cui tanto più se facciamo riferimento alla cosiddetta “raccolta”, cioè allo scommesso, ci troviamo di fronte a giochi come il Superenalotto, nella sua forma originale, che a un payout del 34,6%, addirittura, che poi c’è 3,7% + 8% che viene preso dalla filiera e il resto è dello Stato: è una tassazione enorme! Mentre, come molti dicono, se io calcolo la tassazione dei giochi on line, come i giochi cosiddetti di casinò, o come il poker cash, rispetto alla raccolta trovo che l’imposizione è 0,06%. Allora ci deve essere qualcosa che spiega queste enormi differenze.
Le cose si devono spiegare diversamente perché non è possibile che i ministri delle Finanze, che hanno sempre avuto bisogno non solo oggi ma anche 20 anni fa di tirare fuori i soldi dal gioco, non si capisce perché hanno fatto queste scelte qua.
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Quindi, prima di tutto, cos’è il gioco on line? Come possiamo qualificarlo?
La definizione fondamentalmente è che è un gioco nel quale il giocatore partecipa attraverso l’utilizzo di una tecnologia che consente la comunicazione a distanza, cioè tipicamente Internet, la telefonia fissa o mobile e anche la televisione.
Questo, però, da solo non basta. C’è un mio cliente, un’azienda che alcuni anni fa intendeva entrare nel settore del gioco, che credeva che le vlt fossero gioco on line. Perché anche le videolottery sono connesse attraverso una rete a un sistema che è collocato lontano. Quindi, non basta da il collegamento a distanza per parlare di online.
Un altro elemento fondamentale della specificità del gioco on line è che è senza interazione fisica con l’operatore di un punto di vendita. Ma io aggiungerei anche che è online “se il gioco non avviene in un luogo che è stato organizzato e gestito per accogliere l’attività di gioco”.
Su questo punto torno tra un momento.
C’è un altro elemento molto, molto distintivo: il gioco è nominativo. Per farlo, anche su “.com”, io devo essermi registrato e avere inserito dei dati: nome, cognome, indirizzo e quant’altro. È nominativo!
Insieme al concetto del nominativo, c’è il fatto, altro elemento molto netto, che viene creato un conto di gioco che funziona come un conto bancario, un contatore da qualche parte del sistema. Io devo caricare dei soldi (molto semplice, perché facciamo gli acquisti in e-commerce, li facciamo per tante altri beni e servizi diversi dal gioco), quindi io carico i soldi e poi faccio la giocata… le giocate le faccio attraverso soldi che sono stati collocati dentro questo mio salvadanaio, dentro questo mio conto, e così pure le vincite vengono sempre accreditate sul conto che mi è intestato. Dopo di che, io da questo conto posso effettuare dei prelievi, nei confronti del concessionario.
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Un’altra cosa, collegandomi al primo punto, quando ho parlato di “un contesto organizzato per il gioco”. In Italia in particolare abbiamo un fenomeno, più sviluppato al sud ma presente anche al nord, che ci sono dei luoghi fisici nei quali vengono messi a disposizione del giocatore dei pc, o addirittura dei totem, e addirittura delle sale dedicate a questo tipo di attività, attraverso i quali il frequentatore gioca on line.
Ci sono realtà in cui ci sono tre di questi terminali, ma ce ne possono essere anche venti.
Questa offerta avviene sia su concessioni italiane, quindi legali, sia su concessioni “.com”.
Ecco, questo tipo di attività, fatta in questa maniera, almeno dal punto di vista di ciò che interessa tantissimi di voi, cioè dell’esperienza di gioco del giocatore, in effetti non è esattamente gioco on line. Per tante caratteristiche: uno va là e gioca insieme alla sua comunità di amici, comunque di frequentatori del luogo in cui torna sempre. Assomiglia di più a una condizione di gioco fisico.
Quando si fanno le ricerche, in Italia, bisognerebbe fare attenzione alle domande. Perché se le domande le fanno persone che non sono abbastanza preparate, magari c’è confusione. Quello risponde che gioca on line, invece magari gioca on line soltanto in questi punti fisici.
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A parte il fatto che magari potrebbe anche darsi che gioca on line, in questi punti, su siti con licenza “.com”. Quindi, ecco aspetti che bisognerebbe capire, approfondire, perché altrimenti c’è una grandissima confusione.
Quando, poi, passiamo al gioco on line legale italiano, ha tutte queste caratteristiche, ma anche, per un particolare motivo storico, ha alcune peculiarità in più che, direi, gli danno un’elevata sicurezza.
Per giocare on line bisogna fare una registrazione. In questa registrazione, che è un processo che talvolta è anche abbastanza lungo e complicato, devo fornire tutti i dati anagrafici, devo trasferire il codice fiscale. Prima che la registrazione si concluda questi dati vengono trasferiti in tempo reale alla Sogei, quindi al soggetto che appartiene al Ministero delle Finanze e che possiede anche l’anagrafe fiscale, e viene verificato se tutti questi dati combinano con il codice fiscale. E questi dati vengono acquisiti. Cioè c’è un’anagrafe dei conti di gioco e dei giocatori. Acquisiti in tempo reale.
Dopo di che, il giocatore ha dichiarato gli estremi del documento d’identità e entro 30 giorni deve trasferire al concessionario il documento d’identità. Il ricevimento viene comunicato all’Amministrazione. Diversamente, prima di questo momento, l’operatività del gioco è limitata.
Sono presenti, poi altre funzionalità di sicurezza. Per completare la registrazione il giocatore deve impostare un’autolimitazione. Cioè, deve dichiarare l’importo massimo che è disponibile a spendere a livello mensile piuttosto che giornaliero o settimanale, ed esiste una funzionalità di autoesclusione alla quale il giocatore può accedere in ogni momento attraverso un passaggio a partire dall’ambiente dove avviene il gioco, cioè dalla videata del gioco, oppure dalla prima pagina del sito.
Ancora: non soltanto la registrazione è sottoposta alla convalida da parte del sistema di Sogei, ma ogni transazione di gioco è subordinata alla convalida… cioè deve andare in tempo reale e deve tornare un segnale che dice “ok”, da parte del sistema di Sogei.
Ogni volta che io faccio un login, devo digitare il mio ID e una password.
Non sarà il migliore tra tutti i sistemi bancari per l’accesso a un conto corrente, ma fondamentalmente io sto adottando una modalità e una procedura che è quella per l’accesso al conto corrente bancario e per effettuare un bonifico.
Infine, tutto quello che abbiamo detto fa sì che dentro il sistema di Sogei ci sono registrate tutte le transazioni. Dentro il sistema di Sogei c’è per ciascuno di voi giocatori: quali conti ha, con chi li ha, quando li ha aperti e quanti depositi ha fatto, quando li ha fatti, quali prelievi, quali transazioni di gioco… Tutte! Ok?
Un dirigente dei Monopoli, davanti a me può andare sul suo computer e in pochi secondi raccontarmi quello che io ho fatto, dirmi tutti i conti di gioco aperti, dirmi quanti soldi ci sono là dentro, dirmi quanto ho giocato.
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È chiaro che questo tipo di situazione ce l’abbiamo in Italia e non ce l’hanno gli altri Paesi che hanno introdotto una regolazione. Non ce l’hanno  per un motivo storico. Perché noi partivamo, da quando sono nate le scommesse, con il fatto che, come ha raccontato il mio collega, che la scommessa doveva essere trasmessa al sistema centrale di Sogei e doveva essere dato un “ok”. Allora, a partire dall’esistenza di quella base, questo sistema è stato fatto in questo modo, mentre gli altri Paesi non hanno questo elemento qua. Hanno comunque l’autolimitazione, hanno l’autoesclusione, per esempio. Anche perché noi abbiamo introdotto questa regolazione fondamentalmente nel 2006 e l’Italia è stata la prima in Europa a introdurre una cosiddetta “regolazione nazionale” del gioco on line. Prima di questa c’erano due situazioni: quella dell’Inghilterra, che era l’unico Paese che aveva il gioco on line ma accettava anche il gioco transfrontaliero, cioè era legittimo che un concessionario con una licenza “.com” potesse offrire gioco all’interno del Paese. Negli altri Paesi, prima si era in una situazione grigia, perché quando sono state introdotte queste cose non si sapeva nemmeno che esistevano. Poi, progressivamente, si è capito che, in realtà, non ci andava bene. L’Italia è stata la prima a regolare, poi ne sono venute altre, adesso diciamo che è lo standard, quello di introdurre una regolazione di questo tipo. La stanno introducendo anche gli Stati Uniti. È stata introdotta in tre Stati USA.
C’è il responsabile dell’Authority del New Jersey, che è uno dei tre Stati in cui è stata istituita, che in un commento ha detto: “In realtà non è che il gioco on line c’è in 3 Stati, c’è in 50 Stati”. Perché anche gli Stati Uniti, che hanno una capacità di enforcement forse un po’ più alta di quella che abbiamo in Italia, non so se avete mai guidato e siete mai stati fermati da un poliziotto negli Stati Uniti, sono consapevoli che il gioco on line illegale, “.com”, non lo si può vietare, non lo si può bloccare attraverso misure repressive. Le misure repressive possono aiutare, ma non ce la facciamo, perché Internet è troppo aperto.
Non ho ancora letto l’ultimo punto della slide: è impossibile per un minore giocare.
Io faccio un’affermazione forte e aggiungo: se non con la connivenza di un adulto.
Non dico che in Italia non c’è nessun minore che gioca su un “.it”, il gioco lecito. Secondo me sono pochi. Poi probabilmente qualcuno scappa, per il fatto che inizialmente non c’era l’anagrafe dei conti di gioco, però sono piuttosto pochi, è piuttosto difficile. Allora bisognerebbe andare a vedere quando vengono fatte queste indagini se magari i minori giocano sui “.com”.
E poi su questo punto, siccome io credo che sia un fatto assolutamente fondamentale, quello dell’attenzione nei confronti dei minori, se si può fare qualcosa di più facciamolo!
Allora, vediamo adesso la gamma dei giochi on line. Nella slide mostro la lista dei giochi in ordine cronologico dalla loro introduzione, dei giochi che sono stati introdotti e che è possibile fare on line. Praticamente sono tutti. E aggiungo che fondamentalmente sono non soltanto tutti quelli italiani, ma che noi in Italia effettivamente abbiamo ormai introdotto praticamente tutti i giochi esistenti.
D’altra parte, altrimenti uno li fa su “.com”, come ho detto. Se volete andiamo sul “.com” subito a giocare.
Inizialmente c’erano, fin dal 2000-2002, le scommesse ippiche e sportive. Perché c’era un regolamento che prevedeva la possibilità di fare la scommessa telefonica. E questo era stato introdotto per consentire alle agenzie ippiche, innanzitutto, di accettare una scommessa per telefono di un proprio cliente. Quindi l’idea era questa. Però la norma aveva consentito poi di cominciare a offrire le scommesse anche attraverso Internet.
Vado rapidamente. Sono state introdotte le lotterie istantanee. Sarebbe il “gratta e vinci”, che va fortissimo per noi sul fisico, e invece va malissimo, se ne vende pochissimo, sul gioco on line.
Poi un cambiamento importante è stata l’introduzione del poker a torneo e degli skill games. Si potrebbe dire che il poker a torneo è uno skill game particolare, ma rappresenta da solo circa il 90%.
È stato introdotto il Superenalotto, e anche il Superenalotto va molto poco on line.
Poi il Bingo.
Poi c’è stata l’introduzione dei giochi cash e dei giochi di casinò.
Le slot sono una modalità dei giochi di casinò che è stata invece autorizzata l’anno successivo. Poi è arrivato il Lotto e quindi gli ultimi, le scommesse virtuali di cui si è parlato.
Praticamente sono stati introdotti tutti i giochi.
Va detto che queste sono le date di lancio. Ce ne sono stati alcuni, per esempio, l’exchange game, che è stato introdotto da una legge nel 2006. Dopo di che è stato effettivamente regolato e lanciato molto, molto tempo dopo.
Ci sono quelli comuni e quelli specifici. Quando è comune intendo dire che l’on line in quel caso è semplicemente un metodo di distribuzione. Cioè un metodo con il quale io riesco ad acquistare il biglietto. Ma acquisto esattamente la stessa identica cosa che potrei acquistare entrando in una ricevitoria o in un’agenzia di scommesse. È equivalente, totalmente equivalente.
Gli altri sono giochi che o esistono solo on line, oppure come nel caso del bingo l’ho definito “specifico”, perché non sto partecipando al bingo di sala. Stiamo simulando, dentro l’on line, una estrazione. Le regole sono quelle, però lo considero come specifico.
Le colonne interessanti sono le ultime due. Nelle quali vedete dei numeri.
Innanzitutto il payout. I payout, come dicevamo, sono diversissimi. E ci dev’essere un motivo e adesso cerchiamo di approfondirlo, perché sono così diversi. Perché arriviamo addirittura, appunto, al poker cash che ha il 97,5%. Ma dentro i giochi di casinò, per dire, c’è il baccarat che si chiama anche “punto e banco”, un gioco di casinò storico, che è a 99%. Cioè la regola è fatta in modo che è a 99%.
Ma ancora un gioco che conoscete meglio: la roulette. È 97,3%. Ma altrimenti non è roulette. Perché è 97,3%? Perché la roulette ha 36 numeri più lo zero.
Se io gioco un euro sul rosso, e siccome se vinco me ne danno due, il mio svantaggio rispetto al banco è derivante dal fatto che c’è anche lo zero. Quindi, ciò che viene restituito statisticamente è 97,3%. Voglio sapere come faccio a cambiare, a ridurre il payout del 2%! Non facciamo più questo gioco!
Oppure, come qualche deputato nell’ambito della Commissione Affari Sociali, che forse non conosce abbastanza bene il gioco, che dice che dobbiamo prelevare un ulteriore 5% sul payout. Cioè, al giocatore dobbiamo prelevare il 5%. Chiaro che questi giochi non stanno più in piedi. O li fai o non li fai. Ma se li fai, dobbiamo capirli dentro. Bisogna capire com’è fatto, se no dico delle sciocchezze.
Moncada. È dura rimanere calmi su questi argomenti. Da una parte e dall’altra.
Carboni. La “spesa”, come vedete, è molto differenziata. Ci sono giochi che sono tipici dell’on line. Va detta una cosa, che mi sembra interessante: In UK, ma anche in altri Paesi nordici, le lotterie on line vanno anche molto bene. Non si capisce invece perché le lotterie in Italia non vanno tanto. Non si capisce perché, ma uno degli elementi che a me è venuto in mente può essere questo: a noi italiani scoccia moltissimo dire nome e cognome. Invece ai nordici no.
Quindi, il superenalotto on line tantissimi hanno una prevenzione a giocarlo.
E questo mi sembra uno dei motivi.
Lo dico perché mi serve poi per riprendere questo argomento.
Intanto, però, concludiamo con questo concetto.
Sono giochi molto diversi! Devo capirlo. Non posso pretendere di fare i regolamenti o di fare delle affermazioni se non li ho studiati.
Bisognerebbe giocarli. Domanda: quanti di voi hanno aperto un conto di gioco on line?
Aprite un conto di gioco on line!
Andate a vedere come si fa. Se no non potete parlarne. Ok?
Moncada. Noi siamo qui per spiegare. Se riusciamo sinteticamente, perché abbiamo dei tempi contingentati.
Carboni. Sono profondamente diversi. Ci sono giochi tradizionali in cui il canale a distanza serve per acquistare il biglietto. Invece ci sono gli altri giochi che sono tipici, più tipici dell’on line, in cui, come nel caso dei social network, ho lì un intrattenimento. L’intrattenimento può essere detestabile, positivo o negativo, ma la gente sta lì per passare tempo. Ok? Davanti al computer e fare quella roba lì.
Sono diversissimi. Abbiamo visto questi payout che passano dal 42% al 98%.
Perché sono diversissimi? C’è un motivo per cui questo payout è così diverso. Il Superenalotto: bassa ripetizione, poche volte alla settimana (tre). Quando c’è la vincita è un importo eccezionale. Se io entro per acquistare un biglietto e spendo tre euro o sei euro, se sto pensando che posso vincere cento milioni, è uguale.  Cioè, non c’è il problema che ho pagato troppo: tre euro o sei euro. È uguale per me, no? Se il biglietto costa tre euro o sei euro. Perché tanto sto illudendomi della possibilità che magari, chi lo sa, vinco tutto quest’importo.
Cosa che posso fare anch’io, nonostante sia perfettamente razionale e sappia che la vincita massima accade una volta ogni 620 milioni. Perché poi in tutti noi, anche se siamo profondamente razionali, un pezzettino di anima che si lascia prendere da questo tipo di cose c’è.
Allora, la motivazione di questo gioco è la speranza della vincita eccezionale.
Ho messo a confronto un altro gioco. E ne potrei mettere altri ancora diversi.
Quindi, il poker. Il carattere essenziale: è un’attività di intrattenimento. Ecco, nel poker cash ci sono decine e centinaia di mani in una sessione di gioco. Questo mi interessa per sottolineare come impatta sulla tassazione.
Quello che nel poker fa il concessionario è mettere a disposizione un ambiente. Dà un servizio, mette a disposizione un ambiente, dà la possibilità a giocatori di giocare tra di loro.
Il concessionario non è sottoposto a nessun rischio. No. Lui prende una percentuale fissa per il servizio che dà. Prende una piccola commissione rispetto agli importi che i giocatori scommettono tra di loro. Nel poker, nel quale posso fare cento mani in un’ora. In queste cento mani, ogni volta i giocatori scommettono tra di loro. Una volta vince l’uno, una volta vince l’altro. Perché anche se uno è bravo e l’altro è scadente succede lo stesso. E alla fine l’ammontare dei soldi che si spostano, rispetto a quello che ho scommesso, è anche relativamente contenuto. E comunque il concessionario prende 2,5% del totale scommesso.
Quindi, ho un ricavo per il fatto che metto a disposizione un servizio. Che senso ha parlare di fatturato e di spesa con i soldi che ho messo nel piatto?
Non ha senso.
Tra l’altro non è nemmeno fatturato. Perché fatturato, proprio in questo caso, è esattamente quella commissione che prende il concessionario.
Vi posso informare, che il fatturato è sempre il margine, cioè quello che rimane, tranne che nelle scommesse a quota fissa nelle quali, nel sistema italiano, si prende come fatturato lo scommesso al lordo della vincita del giocatore.
La motivazione poi è diversa: intrattenimento, impegno, competizione.
Certamente ci sono degli altri giochi che appartengono al mondo del gioco on line, che possono essere i giochi di casinò, le stesse slot, certamente un gioco simile anche se in un contesto diverso rispetto alle slot di cui si è parlato in un precedente intervento, nel quale non c’è una componente di abilità che invece è fortissima nell’ambito del poker, e comunque anche questi sono giochi velocissimi. Nei quali la tassazione necessariamente devo farla sul margine.
Allora, vediamo i numeri del mercato italiano, molto rapidamente.
Detto quello che ho detto sulle caratteristiche distintive del gioco online. Che i giochi sono molto diversi, che il gioco è nominativo e sottoposto al controllo. Io sento dire: “il gioco on line, così poco controllato” ?!?!?
Scusi, non ho capito. Il gioco on line poco controllato?
C’è il signore dei Monopoli che in 30 secondi sa cos’ho fatto tutti i giorni della mia vita, ed è poco controllato?!?
Non ho capito!
Allora, la spesa del gioco on line è 725 milioni.
C’è chi spara 81 miliardi per il settore del gioco!
Oh, miliardi e milioni sono cose diverse. Non tutti lo capiscono, ma sono due cose abbastanza diverse.
Sono 725 milioni. È meno di quello che si spende in videogiochi.
Il 4,2% del totale della spesa (qui sì parliamo di spesa, non di raccolta) che è 17,1 miliardi, il totale della spesa del gioco italiano, solo il 4,2% è del gioco on line.
Il fatto è che è in calo dal 2011. Ed è in calo del 3,2% nel 2013 sul 2012. Ma io sostengo che se tengo conto del fatto che alla fine del 2012 sono state introdotte le slot, e che a seguito dell’introduzione delle slot c’è stata una canalizzazione di gioco dal settore illegale verso quello legale, il calo vero è il 14%. Il gioco on line sta calando dal 2011. Nonostante stiamo parlando di Internet. E che su Internet l’e-commerce cresce con due digit! Il gioco on line sta calando.
Io sarei preoccupato perché cala. Perché vorrei sapere perché.
Inoltre, nel nord Europa la spesa è tre-quattro volte quella italiana. Probabilmente perché il gioco nominativo ci dà fastidio.
C’è una penetrazione, in Italia, di un internauta su 14. Cioè su 14 che vanno dentro Internet praticamente tutti i giorni, comunque su un internauta vero, uno su 14 si registra. Il gioco fisico è praticato almeno una volta all’anno da quasi due persone su tre.
Questo significa, per me, che la registrazione, e forse l’insieme dei condizionamenti che ci sono a contorno, fanno sì che c’è un filtro molto forte.
Moncada. Giovanni, queste slide sono disponibili per il pubblico?
Carboni. Sì.
Moncada. Bene, così possiamo sintetizzare.
Carboni. La registrazione non è una roba d’impulso.
Alzi la mano chi ha un conto on line. Ok, qualcuno ce l’ha, bravi!
Quindi c’è un filtro.
Moncada. No, da questo punto di vista volevo dire che nella relazione del Cnr, che sarà nel pomeriggio, c’è un dato interessante proprio sui giovani che giocano on line. Però questo lo avremo tra poco.
Carboni. Sì, e sarebbe però interessante se giocano su “.com” o non su “.com”…
Moncada. Lo vedremo tra poco. Ti devo chiedere di …
Carboni. Allora adesso veramente vado rapidamente. C’è ancora un mercato illegale. Questo mercato illegale è stato comunque molto canalizzato verso il mercato legale. Per esempio il poker illegale è stato assorbito.
Oggi però il gioco legale qualche momento di difficoltà ce l’ha.
Le misure repressive, come ho detto, sono solo complementari rispetto al fatto che ci sia un’offerta legale competitiva. Perché se non è competitiva, la differenza è troppo importante rispetto al prodotto, anche dal punto di vista del payout, e quindi implicitamente delle tasse.
L’imposta è in media 25%, bassa rispetto al gioco fisico. Ma se guardiamo a tutti gli altri mercati regolati sono o più bassa tassazione oppure, quando è un po’ più alta, sono mercati in cui le cose non vanno.  
Conclusione. Come dicevo, è necessario per potere parlare conoscere bene in fondo il gioco.
Scusatemi, ora vi dico questa cosa qui. Si è parlato di vlt e awp. E si è detto che il payout è il 74% per le awp ed è invece 85% (che poi magari si avvicina a 90%) per le vlt. E quindi che il margine, che è il complemento a 1 del payout, è molto diverso in questi due giochi.
Stiamo parlando di due basi imponibili diverse! Perché nel caso delle awp, stiamo parlando del 76% rispetto a quello che si chiama il “coin in”. Cioè le monete inserite dentro la macchina. Nelle awp io inserisco la moneta, se vinco mi va in un contatore e dopo gioco con l’importo di quel contatore, che non è contato con le monete. La tassa nelle awp si applica alle monete inserite, non si applica al giocato.
Moncada. Sì ma rimaniamo nel gioco on line, Giovanni …
Carboni. Dicevo che tanti parlano della omogeneizzazione della tassazione tra awp e vlt, e magari la fanno. Ma non sanno che il payout è uguale! È praticamente uguale, tra i due giochi.
Moncada. Io direi, se possiamo concludere con questa slide.
Carboni. Quindi, la dimensione dei giochi, per quanto riguarda il gioco on line, la dimensione è molto modesta, in calo. Inferiore alla media europea.
I livelli di protezione sono elevati, particolarmente elevati in Italia.
C’è una cosa che io suggerisco a Iori. Io ho cercato di insistere. Qui c’è un potenziale della banca dati posseduta dai Monopoli attraverso le quali sarebbe possibile fare monitoraggio dei giocatori e prevenzione per l’identificazione di quelli che hanno una condizione che non funziona tanto bene, che sono a rischio.
Moncada. Ma non lasciamolo disoccupato, Matteo. Facciamolo parlare adesso. Intanto grazie Giovanni perché la passione comunque non ha tolto nulla all’oggettività dei dati.
Vorrei ricordare che Giovanni Carboni comunque rimane, così come sono rimasti gli altri relatori.
E molte curiosità che ho intravisto tra i presenti possono essere soddisfatte anche tra un tramezzino e un bicchiere di vino.
Carboni. Questa se volete è la mia mail.
Matteo Iori. Per capire la quantità di denaro che si muove. Dal Libro Blu dei Monopoli di Stato vediamo che sul gioco on line in Italia si sono spesi 12,4 miliardi (poi ognuno traduca “spesi” come vuole: giocati… investiti… scommessi…). Di questi, 12,05 tornano al giocatore; 74 milioni di euro vanno all’erario e 303 alla filiera.
Secondo uno studio di Osservatori.net (che si occupa di analisi di mercato) nel 2013, sono cresciuti molto i giochi “casinò game”, mentre altri giochi, soprattutto il poker a torneo, si sono ridoti molto.
Da questo dato possiamo capire quali sono gli interessi maggiori degli utenti dei giochi on line. Rispetto ai giocatori patologici che abbiamo accolto alla Papa Giovanni, notiamo che abbiamo avuto pochissimi casi di giocatori che si sono rivolti a noi per questa dipendenza specifica come dipendenza primaria: su 775 persone accolte dal 2000 al 2013 solo lo 0,5% aveva il gioco online come dipendenza primaria.
È anche vero che sono giochi recenti (introdotti dal 2011) sempre che le persone non giocassero già prima su siti illegali, cosa sicuramente possibile.
Diverso è il tema dei casinò. La dipendenza primaria da Casinò per noi rappresenta il 7% delle richieste di aiuto.
Il dato del 7% riguarda molto probabilmente una dipendenza sviluppata nei casinò fisici e non in quelli virtuali e ovviamente sono cose ben diverse. Ma penso che sia comunque opportuno ragionare anche di questo perché i giochi da casinò on line, che sono arrivati solo da poco, non a caso stanno crescendo più di altri.
Credo che questa sia una criticità da sottolineare. Diamo per scontata e conosciuta storicamente la problematicità dei giochi da casinò rispetto a possibili dipendenze. Ma se i casinò fisici in Italia sono solo 4, adesso attraverso l’on line questi rischi potrebbero moltiplicarsi notevolmente.  Ora abbiamo i giochi da casinò ovunque: sul nostro computer, sul nostro smartphone, persino sul televisore… esistono diversi canali digitali, che trasmettono 24 ore su 24 la roulette. Giochi da casinò che è possibile fare comodamente da casa. Quindi, anche la persona anziana che non si muove più, che sta a casa tutto il giorno a guardare la televisione, se volesse potrebbe giocare comodamente alla roulette.
Dal mio punto di vista questa è la maggiore criticità e la ritengo piuttosto allarmante. Perché significa raggiungere il giocatore a casa sua, sul suo telefono, nel suo computer, nel suo televisore… significa estendere moltissimo i possibili clienti e penso che le popolazioni più vulnerabili possano avvicinarsi molto a questo tipo di gioco, pagandone poi le conseguenze.

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