SLOT MACHINE E VIDEOLOTTERY (Giulio Coraggio, Partner DLA Piper - Matteo Iori, presidente Conagga)

Giampiero Moncada. Prima del coffee break direi che possiamo affrontare con Giulio Coraggio quello che diciamo è il più ricorrente. Cioè, gli apparecchi da divertimento.
Giulio Coraggio è un consulente, un esperto di giochi, e segue anche il settore delle slot e le vlt.
Ha uno studio di consulenza in questo settore, che guarda gli aspetti soprattutto normativi, perché poi insomma… oggi stiamo facendo una cosa… una carrellata. Ma la cosa più affascinante di questo mondo sono le norme che si accavallano, si contraddicono… Vedremo poi anche con Grimaldi, più tardi, con le scommesse e così via.
Allora, Giulio Coraggio, slot e vlt… Adesso che abbiamo fatto i primi interventi di premessa possiamo andare più rapidi, e sono sicuro che sia Coraggio che Iori saranno più rapidi in questo capitolo delle slot e delle vlt.
Giulio Coraggio. Immagino che lei, Iori, sarà molto più cattivo sulle awp e videolottery, ma anche alcune argomentazioni e pensieri personali circa il motivo per cui il proibizionismo, che fortunatamente anche lei ritiene che non sia la soluzione per tutto, non lo sarebbe neanche per l’Italia.
Ora, la slide viene un po’ segata (non ho capito perché) ma iniziamo a parlare un po’ di quello che sono queste che alcuni chiamano slot machine, altri chiamano comma 6xa, alcuni chiamano awp, chi non le conosce le chiama “gli apparecchietti dei bar”:
Ora, prima di tutto bisogna fare una grande distinzione: gli apparecchi da intrattenimento si dividono in due grandi famiglie: le “comma 6A" e le videolottery. Che, come potete vedere nella grafica, sono molto simili nell’aspetto esteriore, ma da un punto di vista interno sono profondamente diverse.
Moncada. Ma una prova al volo: chi in sala conosce la differenza tra slot e vlt? Beh, qualcuno la conosce ma chi non è del settore ignora totalmente la differenza. Prego Giulio.
Coraggio. Infatti, questo è il primo grande luogo comune. Come potete vedere le newslot (giusto per intenderci) sono quelle che trovate nei bar, le vlt sono quelle che trovate da WinCity, nelle grandi sale dei grandi concessionari italiani.
Entrambe le tipologie di apparecchi sono gestite dai 12 concessionari Aams, anche se ci sono una serie di soggetti che operano nella filiera del gioco. Mentre nel caso delle videolottery i concessionari stessi gestiscono le sale da gioco (e questo perché l’investimento richiesto per la creazione di una sala da giochi-videolottery è molto maggiore rispetto alla semplice installazione di una awp o newslot) per quanto riguarda le newslot abbiamo i gestori di sala, abbiamo gli esercenti, abbiamo il soggetto il soggetto che gestisce il bar e mette un paio di newslot semplicemente per consentire ai propri clienti di utilizzare il resto della spesa. E infatti la particolarità è che sono giochi molto simili, come diceva Giampiero, ma sono anche molto diversi. Sono molto diversi anche nella tipologia di giocatore. Ci troviamo di fronte a un gioco che ha la giocata massima di 1 euro. E nel caso di videolottery addirittura di 10 euro. Che, comunque, è un importo abbastanza limitato. Con percentuali di vincita che sono del 74% nel caso di newslot, mentre siamo all’85% nel caso delle videolottery. Questo vuol dire che dell’importo che viene giocato dal giocatore, anche se sembra più elevato nel caso di videolottery, c’è una percentuale di importo che viene restituita ai giocatori in vincita (e qui torniamo alla contrapposizione tra importo giocato e spesa, che per me è decisivo per comprendere meglio il settore del gioco) è di gran lunga superiore nelle videolottery. Quindi, è vero che si gioca un importo elevato, e molto spesso è lo stesso importo. E onestamente dei miei clienti molti hanno una percentuale di importo da restituire al giocatore come vincita, del 92-93%.
Quindi, siamo veramente parlando di una quota di gran lunga minore che viene poi attribuita ai concessionari come introiti. E anche quello, poi vedremo quale di questa porzione diventa effettivamente profitti.
Anche in termini di vincita ci troviamo con importi molto diversi. Ci troviamo di fronte a 100 euro di massima vincita, nel caso delle awp-newslot; e 500mila euro nel caso di videolottery. Anche in questo caso, c’è il mito che la videolottery può rendere felici e ricchi. Ma come vedremo anche questi 500mila euro sono oggetto di un’ulteriore tassazione e la possibilità di vincerli è molto difficile e quindi è molto difficile che gli stessi giocatori vadano a cercare fortuna in una sala videolottery.
Quindi, ci troviamo di fronte a due giochi del tutto diversi, e come cercavo di spiegare con questa immagine un po’… femminile, è come dire che diverse tipologie di smalto: sono tutti uguali ma ci troviamo di fronte a due tipologie di gioco del tutto diverse.
Ma anche i luoghi in cui si gioca sono del tutto diversi. Le newslot possono essere posizionate in un bar, in un ristorante, in un hotel, perché si tratta di un gioco light. L’esempio più normale è che una persona va a comprare il caffè e con il resto del proprio caffè gioca alle newslot. È vero che ci sono eventi…. Situazioni patologiche. Mi ricordo che quando vivevo a Roma c’era a piazza Venezia il mendicante che chiedeva l’elemosina e successivamente quei dieci euro che aveva raccattato li giocava alle macchinette del bar dietro l’angolo. Però ci troviamo di fronte a situazioni patologiche. E come la persona che vuole l’unico momento di gioia e di felicità si va a comprare le sigarette, allo stesso modo per persone in difficoltà anche il gioco diventa una forma di intrattenimento. E qui ritorniamo al punto sollevato da Italo precedentemente: ci sono delle persone che vedono nel gioco una forma di intrattenimento e non vedo elementi positivi.
Del tutto diverse sono le sale videolottery, che sono sale dedicate. Quindi, non è possibile nel bar o nell’hotel trovare una sala videolottery. Ma sono ambienti completamente dedicati al gioco, dove c’è un maggiore controllo all’ingresso. Quindi ci troviamo di fronte a sale gioco, sale bingo, negozi scommesse. E anche nei negozi scommesse le aree dedicate alle videolottery sono aree separate da dove si svolge l’attività di gioco. Questo a ulteriormente rinforzare il fatto che le videolottery possono essere considerate un gioco pericoloso, ma il legislatore stesso ha cercato di porre in piedi delle misure volte a tutelare i giocatori.
Quindi, anche i costi… questa diversa tipologia di luoghi dove è possibile installare apparecchi comporta anche una diversa tipologia di costi. Mentre nelle newslot è possibile semplicemente collegare molto facilmente un apparecchio in un bar, in modo tale che in pochi minuti diventa funzionante, le sale videolottery hanno un’apparecchiatura tecnologica, e costi di infrastruttura nettamente superiori. È necessario introdurre un server di sala, che si collega al server centrale, e poi il server centrale si collega ai server di Sogei. È necessario svolgere un’attività di collaudo dell’apparecchio, collaudo del gioco, collaudo di sala. E quindi ci sono dei costi infrastrutturali, iniziali, che sono notevolissimi. E che i concessionari negli ultimi tre anni hanno dovuto sostenere anche in qualche modo indebitandosi. Oltretutto, il periodo storico non favorevole in cui hanno dovuto sostenere i costi relativi alle maximulte di 2,5 miliardi di euro, che poi ringraziando Dio sono state ridotte perché altrimenti avrebbero provocato il fallimento del sistema di gioco.
Moncada. C’è qualcuno che ringrazierebbe il cielo per altre cose. Ma una domanda tecnica: quando si parla di collaudo si intende che chiamo un tecnico e vedo se la macchina funziona, oppure devo chiamare il ministero eccetera eccetera?
Coraggio. Sì, ecco, anche questo è interessante. I ritardi nella approvazione di questi apparecchi sono dovuti al fatto che non si può chiamare il vicino di casa che fa il ragioniere per potere avere l’apparecchio approvato. L’approvazione si ottiene tramite Sogei. È necessario che un tecnico di Sogei venga a visitare le sale, c’è un’attività di contingentamento degli apparecchi, in modo che in tempo reale Sogei sa la raccolta di ogni singolo apparecchio, il payout, se c’è stata una disconnessione… Quindi, eventi come quelli che si sono verificati… che hanno dato origine alle maximulte… io dicevo “ringraziando il cielo” perché 2,5 miliardi di euro non so dove avrebbero potuto raccoglierli in qualche modo. Quindi, quegli eventi non si possono più verificare perché in caso di disconnessione c’è un messaggio di errore.
Però, tutti i soldi che vengono raccolti anche se abbiamo detto che il payout, cioè l’importo che viene restituito ai giocatori come vincite, è abbastanza elevato, non diventano profitti per i concessionari. Quindi, ci troviamo di fronte alle awp, le newslot, che hanno una tassazione del 12,7% e le videolottery del 5%.
Importante dire che questi importi non sono sulla spesa. Quindi, non sono sull’importo “raccolta del giocatore al netto delle vincite”, ma sono sulla raccolta stessa. Quindi, di questo 12,7% e del 5%, parte di questo è un importo che viene restituito ai giocatori. Quindi, ci troviamo di fronte a un unicum nel panorama economico. Nel senso che i concessionari di gioco pagano imposte su importi che non sono dei profitti. In qualsiasi altro settore uno paga le imposte sui profitti, nel gioco li paga sulla raccolta. E onestamente, noi lavorando per uno studio internazionale, abbiamo l’esperienza anche di altre giurisdizioni, per esempio l’Inghilterra che è un settore del gioco molto più avanzato, la tassazione è sui profitti non è certo sulla raccolta.
Questo si collega al problema che il cosiddetto payout, l’importo che viene restituito in vincite, nelle awp è del 74%, n elle videolottery è del 75%; a questo si aggiunge ulteriormente un’altra tassa che però viene pagata dai giocatori, che sarà introdotto a breve perché oggetto di un procedimento giudiziario, del 6%. La cosiddetta “tassa sulla fortuna”. Quindi, se il giocatore ottiene una vincita di più di 500 euro avrà un importo che è decurtato del 6%.
A questo si aggiunge un ulteriore importo che non è chiamato tassa ma, di fatto, per il concessionario lo è, ed è lo 0,8%, sempre della raccolta, che viene pagato ad Aams come canone di concessione e deposito cauzionale.
A ciò si aggiunge che anche questo importo, l’importo rimanente, non è un profitto per il concessionario, perché poi ci sono i corrispettivi per i gestori di sala, corrispettivi per gli esercenti, i corrispettivi per i fornitori degli apparecchi di gioco e per i giochi stessi. Quindi, alla fine, la situazione è che l’importo che si traduce in profitti per i concessionari è una torta molto limitata.
E del resto, i dati dell’ultimo anno, in cui c’è stato improvvisamente un aumento della tassazione per i giochi di un punto percentuale, che hanno portato a una riduzione della raccolta, dimostrano che effettivamente non è la gallina dalle uova d’oro. E quindi, l’aumento della tassazione non è che porta maggiori entrate per lo Stato, anzi in alcuni casi porta minori entrate perché gli investimenti sono quelli.
Finisco un attimo: garanzie per i consumatori.
Le garanzie per i consumatori sono date prima di tutto da Sogei, che è un sistema informatico che controlla ogni singola giocata che avviene sugli apparecchi di gioco. È un unicum a livello mondiale, non esiste in nessun’altra realtà.
C’è il divieto di gioco per tutti i minori e sarà introdotto un sistema di riconoscimento ulteriore per le awp tramite tessera sanitaria o altri strumenti di identificazione. Li stanno valutando perché la tessera sanitaria viene considerata come uno strumento non del tutto affidabile, perché i minori la possono rubare ai genitori.
Ci sono delle norme a tutela dei consumatori in termini di pubblicità. E chiudo soltanto facendo un esempio con altri Paesi. In Italia abbiamo soltanto quattro casinò dove, invece, in Francia ce ne sono più di 200.
In Inghilterra ci sono 8.700 centri scommessa e addirittura a Londra ci sono 24 casinò. Hanno contato che a Londra c’è una strada dove ci sono 18 centri scommessa.
Forse l’informazione più rilevante è che prima della regolamentazione del gioco e degli apparecchi newslot in Italia nel 2002 c’erano 700mila apparecchi illegali, quindi, giusto per ritornare al punto precedente, il proibizionismo ma anche l’eccessiva tassazione non è che porti il giocatore a giocare di meno. Forse è proprio il contrario.
Bisogna regolamentare e introdurre delle cautele ma la riduzione degli apparecchi non è la soluzione.
Grazie.

Giampiero Moncada. Credo che fosse l’intervento più difficile. Quindi ringrazio Giulio Coraggio perché è difficile per chi opera nel settore rimanere non dico asettico ma almeno obiettivo.

Matteo Iori lo sarà altrettanto, anche sulle slot.
Matteo Iori. Allora il tema slot per noi è un po’ più delicato.
Intanto, cosa sono?
I Monopoli di Stato prevedono, come vi dicevo prima, otto categorie. Una di queste sono gli “apparecchi da intrattenimento”. A loro volta divisi in tre: ci sono le newslot (o “awp” o “slot machine”, quelle che molte persone chiamano ancora videopoker, nonostante siano illegali dal 2003) quelle dei bar; poi ci sono le vlt, ovvero le videolottery; e infine ci sono gli “apparecchi senza vincita in denaro”.

E questo è un altro tema che mi interesserebbe molto approfondire, soprattutto per quello che riguarda le ticket redemption.
Moncada. Abbiamo già fissato il tema del prossimo seminario? Bene!
Iori. A me piacciono molto poco le ticket redemption. Cosa sono? Sono dei giochi destinati ai bambini. I bambini giocano, vincono dei punti, e con questi punti possono prendere dei premi.
Esistono delle ticket redemption che a mio avviso sono molto simili alle slot. Però questo è un altro tema, e non mi soffermo su questo.
Quindi parliamo di newslot e vlt.
Intanto, quante sono e quanto fatturano? Le slot machine, per capirci meglio, in Italia sono 410mila in 96mila esercizi. Hanno incassato 25 miliardi di euro. 19 miliardi sono stati restituiti in payout ai giocatori; 3,2 miliardi sono andati allo Stato e 3 miliardi alla filiera.
Questo per avere un po’ il quadro delle slot.
Le videolottery, invece, sono molte meno, perché sono 50mila, in 4.500 sale dedicate, però hanno un fatturato importante perché sono molte meno delle slot ma hanno un fatturato simile. Se le slot hanno fatturato 25 miliardi, le vlt ne hanno fatturati altri 22. Di questi, 19 sono tornati ai giocatori; 1 miliardo è andato all’erario e 1,6 miliardi sono andati alla filiera.
Quindi questi sono i macrotemi economici.
Rispetto a questi temi, alcune mie osservazioni.
Allora, intanto prendo un dato che emerge da una ricerca del 2011 del Cnr, in cui si dice che tra gli italiani che avevano giocato nell’ultimo anno, solo il 6,7% aveva giocato alle slot machine.
In realtà, per me questa è una criticità. Perché se è vero che solo il 6-7% dei giocatori ha giocato agli apparecchi, ed è vero che nel 2013 hanno fatturato 48 miliardi di euro, la mia domanda è: ma scusate, quanto ha speso ognuno di questi 6-7% di giocatori?
Quindi, questo è un primo tema. Sono giochi in cui si investe molto denaro.
Un dato analogo emerge anche dalla ricerca che è stata fatta in 15 regioni italiane dall’AUSER e da Libera, sulle persone con oltre 64 anni. La ricerca di dice sia quanti giocano ai singoli giochi, sia quanto spendono per essi.  
Se su Lotto e Superenalotto giocano il 30% degli anziani, che spendono quasi il 30% del denaro investito in azzardo, sui gratta e vinci giocano il 26% degli anziani ma spendono solo il 14% delle risorse giocate, sul Totocalcio giocano il 15% degli anziani ma spendendo pochissimo (probabilmente molti fanno la vecchia schedina settimanale); e anche su giochi di carte con vincite in denaro, bingo, ed altro, le altre cifre sono congruenti.
Ma notiamo una cosa molto rilevante sugli apparecchi, perché se solo il 3,8% degli anziani ha giocato a slot machine e videolottery, costoro hanno speso su di essi il 31% delle risorse.
Allora, questo è legato al ragionamento di prima. Sono giochi a mio avviso nei quali vengono investiti (uso un termine neutro) molti soldi. E questi non sono neanche giochi come gli altri. Nel senso che esistono delle ricerche per le quali alcuni giochi sono più pericolosi di altri, rispetto al tema della dipendenza. Quelli che creano più facilmente dipendenza sono i giochi che hanno: un minore lasso di tempo tra una partita e l’altra; cioè si può giocare di continuo senza attese; poi, quelli che hanno assenza di relazione umana, quindi c’è un uomo e c’è una macchina; sono a maggiore rischio quelli dove la spazialità è diffusa, cioè che si trovano facilmente in ogni luogo; poi quelli che hanno una temporalità diffusa, cioè si può giocare ad ogni orario; e infine quelli che hanno stimoli visivi e sonori (luci, suoni, immagini, messaggi) cose che diventano in qualche modo un po’ ipnotici.
Allora, gli “apparecchi da intrattenimento” hanno tutte queste caratteristiche.
Non solo gli apparecchi: esistono altri giochi con queste caratteristiche.
Vi do un paio di dati di ricerche, invece. Un dato che è contro le slot. Nel senso che parla della criticità delle slot. Ci sono degli studi che mostrano come a parità di numero di apparecchi installati, la suddivisione di essi in più locali, permettendo una maggiore copertura del territorio, porti a un significativo aumento della spesa e del numero di giocatori classificati come patologici.
In pratica, dico una cosa molto banale: più un gioco è diffuso sul territorio, e più può creare patologia.
Per esempio, in tanti bar metti le slot. Ma con la finanziaria di Tremonti, quella del decreto Abruzzo, la slot si può mettere in ogni locale commerciale, praticamente: quindi può essere un ristorante, può essere in tantissimi luoghi.
Questo è ovviamente legato alle slot. Mentre le sale vlt sono confinate in certi luoghi specifici.
Invece, un’altra cosa rilevante contro le vlt, in questo caso, è quella opposta. Nel senso che secondo altre ricerche, c’è un effetto protettivo dalla presenza di un pubblico non giocante che osserva il comportamento del soggetto. E anche lo studio di Ladousseur, dice che giocare nascosti alla vista può portare più facilmente a un comportamento eccessivo di perdita di controllo
Questo cosa vuol dire? Che se noi diciamo: bene, le slot nei bar sono pericolose perché sono molto diffuse, mettiamole solo in sale dedicate, dove le persone non le vedono. Allora qui si perde l’effetto protettivo di colui che gioca alla slot nel bar ma che vede di fianco a sé quello che va a bere il caffè, quello che si ferma a curiosare, quello che frequenta il bar…
Quindi, la criticità, in questo caso, si manifesta al contrario. Cioè, se noi pensiamo di mettere tutte le slot o le vlt chiuse, confinate in luoghi per soli giocatori.

Una cosa importante da dire è la differenza di costo e di perdite su questi due specifici giochi. Cioè, il costo orario medio di partecipazione.
Come diceva giustamente Coraggio, la slot costa un euro… Ipotizziamo che si faccia una media di una partita ogni 6 secondi, e consideriamo un payout del 74%. Mentre per la vlt ipotizziamo 5 euro medi, perché le partite vanno da 0,50 fino a 10 euro, e sempre una durata di 6 secondi medi (anche se la vlt non ha una durata minima per legge), e consideriamo il payout dell’85%...
Pensando solo al payout, del 74% nelle slot e dell’85% nelle vlt, uno può pensare che si spenda meno con le vlt. Ma è una cosa sbagliata, in quanto si spende molto di più. Nelle vlt si mettono molti più soldi e anche se a livello percentuale tornano indietro più soldi, a livello assoluto sono molti meno delle slot. In pratica, nelle slot (prendetela come indicazione di massima e di media) si inseriscono 600 euro all’ora, se uno giocasse di continuo, e se ne perdono 150. Cioè, uno torna a casa con 450 euro in tasca, non con i 600 con cui ha iniziato a giocare.
Prendendo come esempio gli stessi parametri medi, nelle vlt in un’ora si inseriscono 3mila euro, e si torna a casa con 450 euro in meno. Quindi, si perde il triplo delle slot.
Rispetto al tema della nostra esperienza con i giocatori patologici, troviamo questi come giochi molto pericolosi. Li chiamiamo giochi “a restituzione forzata” e questo rappresenta un problema.
In pratica in questi giochi il giocatore ha l’idea che la slot debba arrivare ad un punto in cui è obbligata a pagare. Non sa esattamente le percentuali, ma sa che se mette dei soldi in quella macchinetta, la macchinetta prima o poi li deve fare uscire. Mentre al Superenalotto non ha la percezione che più gioca più gli devono tornare indietro, con le slot lo tiene sempre presente. Quindi c’è un’aspettativa certa di vincita.
Cosa significa? Che a volte ci sono dei momenti, in cui il giocatore che non vince, si sente frodato. E quindi pretende che i carabinieri costringano il barista a tenere aperto il locale fino all’uscita dei soldi. Cioè, si instaura un meccanismo patologico per cui lui dice: “ma io ho messo i soldi in questa macchinetta, non mi ha ancora pagato. Quindi, io sto qua finché non me li dà”. E arriva a pensare che “magari il barista resta dentro dopo che chiude e vince i miei soldi. Oppure domattina entra un altro a giocare e vince i miei soldi”.

Rispetto a questi giochi, costruiti su software specifici, sarei molto curioso di capire quanto è “casuale” la costruzione delle schermate con la “quasi vincita”. In pratica se sappiamo che per vincere occorre affiancare determinate figure, quanto è casuale il fatto che spesso le figure siano tutte affiancate tranne una, che risulta poco sopra o poco sotto?  Il nostro cervello percepisce queste situazioni come ciò che le ricerche chiamano: “near miss” il “quasi vinto”. Meccanismi che legano ulteriormente il giocatore al gioco…  Sarei molto curioso di parlare con qualche sviluppatore del software per capire quanto sia il caso e quanto una scelta predeterminata.

Tornando all’esperienza del “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” e ai giocatori patologici che abbiamo avuto in trattamento in questi anni: su 775 giocatori, il 60% sono venuti da noi perché avevano una dipendenza da slot o vlt. È ovvio che le vlt sono arrivate da poco sul mercato. E quindi, in termini percentuali, sono meno. Però, per esempio, vediamo che alcuni dei giocatori che erano già stati da noi, se ricadono e iniziano a giocare con le vlt si rovinano molto velocemente, proprio perché hanno un costo maggiore. Quindi, per noi questo rappresenta il gioco sicuramente più a rischio di patologia.  
Moncada. Io credo che veramente ci meritiamo un caffè prima di passare alla seconda parte di questa esposizione.

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