IL POKER (Claudio Zecchin, giornalista specializzato - Matteo Iori, presidente Conagga)

Giampiero Moncada. In questa seconda parte saremo ancora più rapidi di stamattina. La suddivisione che ha fatto correttamente Matteo Iori dei giochi, quella dei Monopoli di Stato, la divisione in otto categorie, se non ricordo male, è diversa da quella che abbiamo fatto noi. Noi l’abbiamo fatto non tanto normativa ma, per così dire, logica. Quindi, noi adesso andiamo a parlare di: poker, scommesse e poi di on line, che non è un gioco ma più o meno tutti i giochi che si possono fare on line.
In questa seconda parte saremo ancora più rapidi di stamattina. La suddivisione che ha fatto correttamente Matteo Iori dei giochi, quella dei Monopoli di Stato, la divisione in otto categorie, se non ricordo male, è diversa da quella che abbiamo fatto noi. Noi l’abbiamo fatto non tanto normativa ma, per così dire, logica. Quindi, noi adesso andiamo a parlare di: poker, scommesse e poi di on line, che non è un gioco ma più o meno tutti i giochi che si possono fare on line.
È evidente, poi, che Giovanni Carboni, che gentilmente ha accettato di fare questo intervento, non perderà del tempo a spiegare nuovamente cos’è il bingo on line. Perché il bingo on line è grosso modo come quello che si gioca in sala. Ma le differenze che riguardano tutti i giochi on line, quelle sì.
A questo punto direi che possiamo partire, se Matteo è pronto a fare il controcanto (perché bisogna averlo!), con un collega che è un pokerista, un giornalista specializzato nel poker, un appassionato. E questo rende difficile per lui parlare di poker senza parlarne bene. Non deve parlarne neanche male. Ma deve solo aiutarci a capire quali sono le caratteristiche di questo fenomeno che si chiama poker.    
Quando ho cominciato a occuparmi di giochi, come dicevo stamattina, non avevo la più pallida idea di quale fosse la differenza tra poker cash e poker a torneo. Ancora oggi faccio un po’ fatica, ma sono sicuro che dopo l’intervento di Claudio Zecchin le idee mi saranno più chiare.
A te Claudio.
Zecchin. Cercherò di essere il più possibile imparziale. Magari cominciamo proprio dalla differenza tra poker cash e poker a torneo.  Il poker a torneo è considerato la modalità più sportiva del gioco, perché si basa su una posta iniziale, per esempio 100 euro ma può anche essere molto più bassa, per esempio 50 centesimi, e non si può perdere più di quello che si paga all’inizio. Quindi, lo scopo del gioco è di andare avanti, uscire per ultimo, possibilmente per primo, e vincere il montepremi. Nel poker cash game, invece, la situazione è un po’ diversa. Perché si ha sì una dotazione di fiches, però si cambiano dei soldi reali. Quindi, a 5 euro cambiati corrispondono 5 euro in fiches. Con la possibilità di ricaricare una volta finita la dotazione di fiches. Nel poker a torneo no: si finiscono le fiche, si è fuori e si perso il torneo.
Claudio Zecchin. Cercherò di essere il più possibile imparziale. Magari cominciamo proprio dalla differenza tra poker cash e poker a torneo.  Il poker a torneo è considerato la modalità più sportiva del gioco, perché si basa su una posta iniziale, per esempio 100 euro ma può anche essere molto più bassa, per esempio 50 centesimi, e non si può perdere più di quello che si paga all’inizio. Quindi, lo scopo del gioco è di andare avanti, uscire per ultimo, possibilmente chiudere al primo posto, e vincere il montepremi. Nel poker cash game, invece, la situazione è un po’ diversa. Perché si ha sì una dotazione di fiches, però si cambiano dei soldi reali. Quindi, a 5 euro cambiati corrispondono 5 euro in fiches. Con la possibilità di ricaricare, restando sullo stesso tavolo, una volta finita la dotazione di fiches. Nel poker a torneo no: si finiscono le fiche, si è fuori e si perso il torneo.
Il poker è interessante anche dal punto di vista sociale, come dicevamo anche con Iori, perché ha delle peculiarità rispetto a tutti gli altri giochi. Ha avuto il suo boom a partire dal 2006 e adesso sta attraversando un forte calo nei numeri, rispetto all’anno scorso. Ha avuto un forte ruolo la tv. Si può legare fortemente anche a dei personaggi della narrazione: ci sono stati dei film ambientati intorno al poker. È poi fondamentale il fattore dell’abilità, rispetto agli altri giochi. Un fattore che magari prima non è stato riconosciuto nelle sale bingo, per le slot e le vlt, mentre per quanto riguarda il poker esiste una vera e propria manualistica che spiega come si fa a giocare e come essere vincenti. Questo perché, ovviamente, non si va a sfidare il banco, ma la sfida è tra giocatore e giocatore. Quindi, pur avendo il punto più debole, un giocatore può battere il proprio avversario.
Sicuramente, se voi vi presentate in un casinò durante un torneo e chiedete a 100 persone quante sono le possibilità di avere come prima mano, come starting hands, una coppia di assi, tutti vi risponderanno “1 su 221”. Perché il giocatore è competente. Sa bene come gestire certe situazioni. Addirittura ci sono delle istruzioni per gestire bene i propri soldi nel tempo, partendo dal fatto di non investire mai più di un duecentesimo di quello che si è messo da parte… insomma una gestione del gioco molto scientifica. Del resto è un gioco, non tipico italiano ma importato dagli Stati Uniti. La texana  è un gioco completamente diverso dal gioco a 5 carte come l’abbiamo conosciuto.
In Italia si può giocare sia live sia on line. Andando a vedere un po’ la figura del poker live si può giocare nei quattro casinò, quindi Venezia, Campione d’Italia, Saint Vincent e Sanremo; non si può giocare attualmente nei circoli. O meglio: ci sono stati per anni, in un vuoto normativo, quelle sale dedicate al gioco del poker che sono state chiamate “bische”; sono state chiamate “club”; sono state chiamate “circolo”, in base all’accezione che uno voleva dargli. In realtà anche giurisprudenza e politica non si sono messe d’accordo su queste sale. Perché in parte c’era l’intenzione di renderle legali, in modo da controllare una fetta di mercato; dall’altra parte però è stato difficile attuare quelle che erano le indicazioni della politica. Quindi, controllare un gioco sicuro. La stessa Aams ha detto che per riuscire a garantire tornei tranquilli, dove non ci sono bari e tutte le regole vengono rispettate, "dovremmo mettere un carabiniere per ogni tavolo". Quindi attualmente è tutto fermo.
Ma se un gioco non è regolamentato non vuol dire che non è presente sul territorio. Perché comunque la pulsione a giocare c’è sempre. E secondo le stime, ci sono circa 400 sale attualmente in Italia, oltre ai quattro casinò, che offrono poker live. E qui la domanda, anche dal punto di vista politico e sociale: cosa fare? Insomma, fare finta di niente e voltare le spalle? Oppure affrontare il problema? Tra l’altro in queste sale c'è chi è convinto della propria onestà è andato avanti, fino alla Corte di Cassazione e ha avuto ragione. Nel senso: essendoci un’offerta di poker on line in Italia, essendoci una politica che ha intenzione di portare avanti questo prodotto, io ho tutto il diritto di poterlo offrire.
Si è in una fase di stallo da qualche anno, comunque è attivo il poker on line.
Cosa ha spinto i Monopoli a regolamentare l’on line? La stessa cosa: gli italiani andavano a giocare sui siti “.com”, dove non ci sono regole italiane, non ci sono tasse, non c’è la minima norma di antiriciclaggio e sappiamo che questo è un bel problema, quindi i governi sono andati a lavorare su un mercato che già esisteva, facendo delle regole e dando la concessione anche a chi di fatto già operava.
C’è stato un boom iniziale. Le prime stime parlavano di 400 milioni di euro di raccolta/anno per il poker a torneo, alla fine già per il primo anno si è arrivati sui due miliardi.
Si è passati poi a un calo negli ultimi anni, per mille motivi: perché il gioco è passato di moda, perché non ci sono più quelle trasmissioni televisive che in qualche modo creano l’interesse di nuovi giocatori, perché la gente si è un po’ stufata, e perché comunque l’offerta di gioco è sempre più varia. Ogni gioco ha il suo ciclo. Quello del poker è stato piuttosto veloce, anche se comunque non è morto: c’è stato un calo del 30%, non si può parlare di fine del poker on line.
Per quanto i dati di raccolta, poi magari possiamo anche confrontarci, però a maggio per il cash game, quindi la modalità più in voga, la raccolta è stata di 340 milioni. Come al solito, lo abbiamo detto prima, non andiamo a confondere raccolta con spesa effettiva. La spesa effettiva è di 10 milioni. Il giocato del torneo è di 73 milioni. Quindi, sui 400 milioni complessivamente.
Tassazione del poker on line: 3% per quanto riguarda il poker a torneo, più la parte che viene trattenuta dal montepremi dalla card room on line, che ospita il torneo, che va 7% al 10%. Per il cash game, il 20% della raccolta del concessionario, che è del 10% del piatto.  
Moncada. Scusa Claudio, perché poi queste sono le cifre. Il tavolo da poker virtuale: c’è un numero di giocatori, fisso, e ognuno fa le sue puntate. Per cui queste puntate diventano montepremi, è corretto?
Zecchin.
Moncada. Ecco, questo montepremi “X” viene suddiviso in che modo? Se lo ripetiamo rapidamente?
Zecchin. Nel torneo decide l'organizzazione: possono andare a premi circa il 10% dei giocatori con un 30%, di solito, che va al vincitore.
Moncada. Il 30% del montepremi.
Zecchin. Esatto.
Moncada. Quindi, di tutto quello che viene messo dai giocatori all’inizio del torneo, che è una quota fissa, il 30%, quindi un terzo circa, viene ridato ai giocatori come premio. E il resto? Quel 70% che rimane?
Moncada. Mentre invece nel cash?
Zecchin. Nel cash game si gioca mano per mano: vinco una mano un giocatore ruba un piatto (si dice “rubare” ma vuol dire che vince un piatto) e si ricomincia alla mano successiva.
Moncada. La tassazione, invece, sul poker cash, dove c’è una cifra che non è fissa, non si sa all’inizio a quanto può arrivare….
Zecchin. Esatto. Nella misura del venti per cento. 20% da intendersi sul 10% (rake) che rappresenta invece il prelievo al tavolo e dal piatto di ogni sessione di gioco o mano giocata al cash game da parte dei concessionari.
Moncada. E ai giocatori quanto è tornato come vincite?
Zecchin. 330 su 340.
Moncada. Quindi 340 milioni di giocato. 330 che torna in vincita. Su quel 10 milioni che si prende il concessionario, allo Stato va il 20%.
Voci dal pubblico.
Moncada. Non è chiaro a tutti? Vediamo se possiamo chiarirlo in due secondi. Cos’è che non è chiaro?
Zecchin. Sì, è vero, 2,8%. Forse mi sono confuso.
Moncada. Non sembra ma questo pubblico è molto attento!
Zecchin. Sembra un payout molto alto che magari non è tanto vantaggioso per lo Stato, però bisogna fare i conti con una concorrenza molto forte, che è quella dei “.com”.
Possiamo prendere come paragone la Francia. Una situazione economica migliore, popolazione paragonabile, ma hanno puntato su una tassazione più alta. Il poker on line non è mai partito, non è mai sbocciato. Quest’estate Arjel, che è l ‘Aams francese, ha fatto quasi un j’accuse. Ha sottolineato che lo Stato ha gestito male la situazione. Ha cercato un payout troppo basso e i giocatori sono rimasti a giocare sui “.com”. Al contrario di quello che è successo in Italia, dove c’è stato un passaggio dai “.com” ai “.it”. Quindi, dai siti off shore, senza regole, senza sicurezza per il giocatore. In Francia non è successa la stessa cosa.
Quindi, sostanzialmente, che succede in Francia? Che un giocatore, invece di collegarsi a “xxx.fr” si collega a “xxx.com”, sito che non ha licenza per operare in Francia. Cosa peraltro completamente diversa per quanto riguarda l’offerta live che è fortissima, in Francia, in confronto all’Italia.
Possiamo guardare i limiti di puntata. Per quanto riguarda il torneo si va da un massimo di 250 euro di iscrizione (quindi: mi siedo con 250 euro e una volta che ho perso le mie fiches ho perso il torneo). Comunque si tratta di un buy in che non tocca la media delle giocate. Solamente i cosiddetti “regular”, cioè quelli che vivono di poker… E anche questa è una particolarità del poker. Che si è andata a creare una serie di persone che nel corso di due, tre, quattro anni si è confermata sempre vincente. Al punto di dire “Questa per me può essere una professione”. Cioè, dedico otto ore al giorno a giocare al poker on line, traendo molto più profitto rispetto a quello che facevo prima”. Addirittura anche ingegneri, figure professionali importanti, hanno abbandonato il proprio lavoro per continuare a giocare a poker.
Diciamo che comunque, a parte i tornei che magari possono esserci la domenica con montepremi particolari, di solito la spesa è molto più bassa: 5, 10, 2 euro.
Per quanto riguarda la spesa per il cash game, dicevo prima anche confrontandomi con un operatore, il tavolo medio è 10/20 centesimi. Cioè, la puntata minima è 10 centesimi, 20 centesimi.
Sono numeri comunque non fortissimi, anche se il fenomeno va tenuto sotto controllo, dato che la caratteristica che è stata sempre criticata è la spesa massima per sessione per il poker on line: mille euro. Effettivamente sembra eccessiva. In realtà, va a toccare quei giocatori chiamati “squali”, cioè quei giocatori che vanno a puntare tanto ma riguardano l’1%, o forse anche meno, del parco giocatori di una poker room. Si tratta di top player che poi  fanno questo tipo di vita e riescono poi a tenere bassi i costi e a guadagnare, vivere di poker, sul lungo periodo.
Moncada. Quello che mi affascina del poker è che hanno un linguaggio completamente diverso da quello che usiamo noi tutti i giorni.
Zecchin. Beh alla fine si sono venuti a creare degli slang un po’ particolari. Si parte dall’americano, dal termine americano, mischiato un po’ con i termini dei blog, dei forum, quindi parole accorciate o storpiate, alle italianizzazioni, così “call” diventa “colato”.
Ecco se c’è una cosa da sottolineare, dal punto di vista sociale, anche rispetto a quello che si diceva prima, è che: on line sì, ma quando si gioca “live” il giocatore non è mai solo. C’è sempre un confronto. Anzi “ci deve” essere un confronto. Il giocatore  bravo cerca di far parlare il proprio avversario per cogliere emozioni dalla voce. Qualsiasi vibrazione, insomma.
È un gioco che crea aggregazione e socializzazione. E si dice che potrebbe portarla ancora di più con i famosi 400 circoli che dovrebbero essere distribuiti in tutto il territorio, se passa una legge che li accetti.

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