LOTTERIE E GIOCHI NUMERICI (Matteo Iori, presidente Conagga)

Giampiero Moncada. A questo punto, ci mancano all’appello alcuni giochi che possiamo riassumere in una categoria eterogenea: lotterie e giochi numerici. E vanno dalla Lotteria storica, come quella di Capodanno, alle lotterie istantanee, le cosiddette “gratta e vinci”, per poi passare al tradizionale Lotto.
Si tratta, comunque, di giochi basati su meccanismi semplici e conosciuti da tutti, per i quali abbiamo chiesto a Matteo Iori di accennarci solo a come funzionano e parlarci, piuttosto, delle loro criticità.
Matteo Iori. Parto dal Lotto.
Il Lotto ha un solo concessionario, in Italia,  che è la Lottomatica. In realtà si chiama GTech, solo in Italia è ancora Lottomatica.
Per quanto riguarda l’area del Lotto, occorre fare distinzione fra il Lotto e il  10eLotto. Per quanto riguarda il Lotto il funzionamento è conosciuto: sono 90 numeri, c’è l’estratto singolo, ci sono l’ambo, il terno, la quaterna e la cinquina. Ci sono varie ruote su cui è possibile giocare. Possono essere indicati in schedina al massimo 10 numeri. Ognuno sceglie quanto investire. La percentuale di vincita è legata a quello… se io gioco l’ambo ho una percentuale minore, se gioco la cinquina ho una possibilità ovviamente molto meno probabile, ma molto più ricca, di ricevere un premio.
Il 10eLotto è una cosa che invece viene fatta all’interno delle ricevitorie ed è molto frequente: posso giocare ogni cinque minuti, l’esercente ha uno schermo su cui mi fa vedere una sorta di gioco del Lotto continuativo.
Rispetto al fatturato, al movimento di denaro sul Lotto, nel 2013 sono stati spesi 6,3 miliardi. 4,1 miliardi sono tornati ai giocatori in payout; 1,2 miliardi all’erario; quasi un miliardo alla filiera.
La filiera va, ovviamente, dalla Lottomatica fino al tabacchino sotto casa.
Rispetto alle criticità, quella che noi rileviamo essere la maggiore criticità risulta essere il meccanismo del numero ritardatario. Qual è il numero ritardatario? È quello che non è ancora uscito su quella certa ruota. Quindi un meccanismo che inoltre viene diffuso anche dai luoghi molto ufficiali. Tant’è che fino a poco tempo fa c’erano servizi sulla televisione pubblica che sottolineavano i numeri ritardatari sulle principali ruote italiane. Stesse informazioni le troviamo sul sito della Lottomatica sul quale poi si trova anche una postilla che sottolinea che: “È un’indicazione puramente statistica, che non ha alcun valore rispetto alla reale possibilità che il numero esca” eccetera.
Per farvi capire cosa vuol dire investire su un numero ritardatario, faccio questo semplice esempio. Se voglio giocare 10 euro su un numero ritardatario e voglio giocarli a ogni estrazione (ce ne sono tre alla settimana), prendiamo il lotto classico, io oggi gioco 10 euro; fra 3 giorni devo giocare 10 euro che ho perso più i 10 euro che voglio vincere. La terza estrazione dovrò giocare i 20 euro che ho perso più i 10 euro che voglio vincere.
Facendo così, considerando quattro settimane al mese e tre giocate alla settimana, investendo sempre i 10 euro più i soldi che ho perso e che voglio recuperare, mi ritroverò a dovere investire 40.990 euro. Questa cosa è ovvio che diventa una via di non ritorno. Perché il giocatore che avrà già giocato 20mila euro, cosa fa? Si ferma? Se si ferma, ha perso i 20mila euro che ha già giocato. Ma se va avanti, la statistica gli dice che prima o poi quel numero esce, quindi sente che “sta per uscire”, e instaura una sorta di meccanismo di intrappolamento che noi vediamo in alcuni dei giocatori che si sono rivolti a noi.
Abbiamo il 7,7% delle persone che si sono rivolte a noi, infatti, per un problema legato al Lotto. E generalmente è il tema del numero ritardatario.
Rispetto al gioco del Lotto, questo è il gioco di alea per eccellenza. Cioè, è realmente dato dal caso. Il Lotto e il Superenalotto sono giochi che, così come la roulette, sono realmente dati dal caso, dove l’abilità del giocatore non conta nulla. Però viene in qualche modo promossa la possibilità che i numeri abbiano memoria. Tant’è che nei casinò vengono dati dei taccuini con delle matite perché i giocatori possano segnarsi i numeri già usciti. Quindi, quello che mi fa pensare è che viene in qualche modo promossa questa forma di meccanismo mentale del tipo: se non è uscito ancora questo numero…
Rispetto al nostro osservatorio, comunque non sono giochi a rischio di patologia frequente. Però sicuramente il tema del Lotto e dell’inseguimento del numero ritardatario è una cosa da tenere ben presente.
Andiamo ai gratta e vinci. I gratta e vinci cosa sono? Anche qua c’è un solo concessionario in Italia, la Lottomatica, e per la legge sono inseriti nella famiglia delle lotterie. Esistono le lotterie istantanee (i gratta e vinci), le lotterie istantanee telematiche (i gratta e vinci on line), le lotterie tradizionali, (la lotteria Italia) e i giochi di sorte al consumo, previsti dal legislatore ma per fortuna, a mio avviso, non ancora attivati con decreti attuativi. Questi ultimi sarebbero dei giochi al consumo che verrebbero proposti nei supermercati e che in qualche modo proporrebbero di non ritirare il resto ma di giocarselo.
Sono venduti 49 tipi di gratta e vinci attualmente attivi, perché ogni tanto dei gratta e vinci vengono chiusi oppure ne nascono di nuovi, in 65mila rivenditori. Hanno fatto un fatturato complessivo di 9,6 miliardi. 6,9 miliardi, quasi 7, sono tornati ai giocatori; 1,4 miliardi all’erario; 1,1, miliardi alla filiera.
Allora, sui gratta e vinci, di gratta e vinci ce ne sono di tantissimi tipi, con dei nomi molto carini, interessanti… Tutti che ti danno l’idea dei soldi, della possibilità di diventare ricco. Ed è questa l’idea su cui lavorano molto: la possibilità di renderti improvvisamente ricco.
Per farvi capire qualcosa sui gratta e vinci, vi faccio capire quanto si vince.
Ogni gratta e vinci fa vincere cifre diverse. Ne prendo però uno, che era il più venduto, adesso non so se lo è ancora. È Il miliardario da cinque euro. Che fino a un paio di anni fa era il più venduto in Italia, e vi dico quanto si vince.
Ce lo dice la Gazzetta Ufficiale del 14.9.2005, quando è nato Il miliardario da cinque euro, che ci dice che vengono messi in distribuzione 30 milioni di biglietti. All’interno di questi 30 milioni di biglietti ci sono 5 biglietti che ti fanno vincere un premio molto alto. Cioè, da 500mila euro. Poi 25 biglietti che ti fanno vincere 100mila euro, 250 biglietti che fanno vincere 10mila euro, ecc. Ovviamente, all’aumentare del numero di biglietti stampati, diminuisce la cifra che si può vincere. Fino ad arrivare a 8,6 milioni di biglietti che ti fanno vincere 5 euro.
Quindi ne abbiamo alcuni molto rari che ti fanno vincere il superpremio, e altri molto frequenti che ti fanno vincere poco.
Proviamo a capire meglio quant’è. Il 61% di questi biglietti sono perdenti. Il 28% ti fanno vincere 5 euro. Poi la percentuale cala con l’aumentare del premio. Fino ad arrivare a una percentuale dello 0,0000167% di vincere il megapremio da 500mila euro.
Qual è il problema? Che la nostra testa non è capace di capire quant’è 0,000…. Non riusciamo a quantificare. Allora vi aiuto io ad averla un po’ più chiara. Come faccio? Prendo un biglietto del Miliardario da 5 euro, lo misuro, ed è lungo 15,3 cm. Poi visto che sappiamo che ce ne sono cinque su 30milioni con il grande premio da 500mila euro, vuol dire uno ogni sei milioni. Quindi, compro 6 milioni di biglietti, e vengo in centro a Milano, con i miei 6 milioni di biglietti, vado in centro in piazza Duomo e li metto lì, uno di seguito all’altro. 6 milioni di biglietti, ovviamente, sono una bella striscia. Quindi attraverso l’Italia, con i miei 6 milioni di biglietti, attraversando le campagne italiane, fiancheggio le coste, salgo le montagne quando le incontro… Dopo 6 milioni di biglietti, e 918 km di strada, io arrivo a Potenza. Quindi è come se avessimo una linea ininterrotta di biglietti da Milano a Potenza e su questa linea vi dicessi di sceglierne uno. Uno su sei milioni. Quella è la vostra possibilità di vincere il grande premio da 500mila euro.
Ecco, immagino che ci si renda tutti conto che non è proprio facilissimo trovarlo. È piuttosto complesso. Però, nonostante questo cosa accade? Che abbiamo moltissimi messaggi diversi che ci fanno percepire quella come una vincita possibile.
Vi ho mostrato Il Miliardario da 5 euro. Il Nuovo Miliardario, che è arrivato a dicembre del 2013 è un po’ più facile. Cioè, per vincere a questo basterebbe andare vicino a Salerno.
Ne esistono altri più difficili. Per esempio, Viva l’estate, arrivato a giugno 2014. Viva l’estate ha una possibilità su 6,6 milioni. Quindi dovremmo andare a trovare Al Bano per vincere, se partissimo da Milano, dovremmo arrivare fino a Cellino San Marco, dove c’è la residenza di Al Bano. Quindi… per farvi capire che a percentuali diverse sono comunque percentuali molto difficili di vincere il grande premio. Però ci sono dei messaggi che i giornali promuovono quando qualcuno vince che fanno percepire questa cosa come non impossibile. Rara, ma se qualcuno ha vinto… può capitare anche a me.
Ed è ovvio che sono le persone un po’ più fragili che dicono: io con 5 euro la vita non la cambio, ma se invece giocassi magari la mia vita potrebbe davvero cambiare improvvisamente. Poi il problema è che quei cinque euro magari li rispendono dopo un’ora, dopo due ore eccetera. Quei vari cinque euro quindi possono diventare anche un patrimonio per chi ha poco.
Il problema non è il gioco in sé se è contenuto e saltuario, ma il giocare eccessivamente rapportato a seconda delle singole possibilità economiche.
Poi c’è la percezione della vincita anche quando in realtà non si è vinto nulla. Come ho spiegato prima in questo tipo di gratta e vinci il 28% dei biglietti fanno “vincere” 5 euro. Ma se noi abbiamo speso 5 euro per acquistare il biglietto, in realtà non abbiamo vinto nulla. Abbiamo ripreso i 5 euro spesi. Però nella nostra testa avviene un “rinforzo al gioco”. Perché quando io gratto e vedo che ho vinto 5 euro, mi “scatta” un rinforzo positivo che mi dà l’idea di avere comunque vinto. A prescindere dal fatto che io generalmente questi cinque euro li utilizzerò per comprare subito dopo un altro biglietto, che più probabilmente sarà fra i 60% dei biglietti perdenti.
La percentuale de Il Miliardario, rispetto alla possibilità di vincere veramente qualcosa, quindi più di quanto io ho speso, è limitata al 9,8% dei biglietti. E solo il 3% di questi fa vincere più di 10 euro. Mentre la nostra percezione di vincita sui gratta e vinci è sicuramente maggiore.
Sono stati pensati così. Il Ministro Visco, nella relazione che aveva fatto quando sono nati i gratta e vinci, aveva detto che per fidelizzare il giocatore era importante dare un “elevato numero di premi ancorché di basso importo”. Dare l’idea che si vinca spesso.
Poi, un’altra cosa che secondo me è rilevante. È che a volte ci sono delle circostanze un po’ strane nella vita.
Come la circostanza in cui il numero che trovo sul mio biglietto è vicinissimo a quello che mi avrebbe fatto vincere il superjackpot da 500mila euro. Ad esempio: vinco il grande premio con il 45? Nel mio biglietto trovo il 44 o il 46… Secondo una ricerca che abbiamo fatto alla Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia, su 226 biglietti grattati ben il 40% dei biglietti aveva un solo numero di differenza dal grande premio da 500mila euro. Può darsi che sia solo un caso. Oppure può darsi che non sia proprio solo un caso. E che in qualche modo sia una sorta di lavoro sul farci percepire la vincita come molto vicina, come a portata di mano. Cose analoghe accadono anche con altri tipi di gioco. Vi siete mai resi conto che spesso le combinazioni vincenti alle slot o alle vlt vengono mancate di pochissimo? Sarà un caso o qualcuno quando costruisce i software è particolarmente attento ai cosiddetti “near miss” (quasi vinto)?
Rispetto alle nostre dipendenze, quanti sono stati i giocatori patologici con problemi di dipendenza da gratta e vinci? Per noi sono stati il 5%.
Il 5% non è un numero elevato, però neanche da sottovalutare.
Ultimo pezzo è quello nei giochi a totalizzatore nazionale, cioè il Superenalotto, il Win for life e l’Eurojackpot; oltre alle loro variabili come il Si vince tutto e il Superstar. Cosa sono i giochi numerici a totalizzatore?
Sono quelli gestiti in Italia da un unico concessionario, che è la Sisal. E diciamo che si basano su dei numeri, e sui quali c’è una quota predeterminata di soldi che viene distribuita e un’altra quota che resta a filiera e allo Stato. Sono diversi dal Lotto, dove lo Stato paradossalmente potrebbe andare in perdita, perché se tutti giocassero gli stessi numeri, e questi uscissero, lo Stato si troverebbe a dover pagare più soldi di quelli incassati. In questi giochi invece viene distribuita solo una parte di quanto è stato incassato. Una parte predeterminata.
Dando per scontato che conosciate il funzionamento, vi dico qual è stato il movimento di denaro nel 2013: su questi giochi il fatturato è stato di 1,3 miliardi, di questi 580 milioni di euro sono tornati nelle tasche dei giocatori,  642 milioni sono andati allo stato e 154 invece alla filiera. Da un punto di vista percentuale questo è il gioco più conveniente dal punto di risorse erariali.  
Rispetto al Win For Life ci sono di quattro tipologie: c’è il classico, poi il Viva l’Italia, I Grattacieli e il Cassaforte, con cifre diverse che si possono spendere e ovviamente vincere. Merita una menzione un gioco che arriverà tra due giorni, un nuovo Win For Life che si chiama Vinci Casa, la prima estrazione ci sarà il nove luglio 2014.
Non mi soffermo per brevità su questo. Vi dico solo una cosa. Una citazione di Marco Caccavalle, direttore business della Sisal, che dice “La scelta è caduta sulla casa sia perché resta il sogno di moltissimi italiani” (credo che questo sia vero) “sia perché si tratta di un premio socialmente responsabile”.
Ecco, qui qualche punto interrogativo lo metterei.
Scusate, sono caduto nella mia versione meno oggettiva… un po’ più personale… però, insomma…
Comunque, qui uno vince la casa, vince dei soldi, 500mila euro, per acquistare una casa.
E questi sono giochi che più di altri lavorano sull’idea che ti possa cambiare improvvisamente la vita. Che ti danno l’idea che improvvisamente tutto possa cambiare, e le persone più fragili sono quelle che credono di più a questi messaggi.
Esistono pubblicità che ti dicono “Hai un mutuo? La soluzione c’è!”.
Cioè: un mutuo? La soluzione c’è? Io sarei un po’ perplesso.
Ci sono pubblicità che dicono: la tua vita ti stressa? Rendila spensierata.
Allora, mi rimanda questo a un pensiero della Corte dei Conti, in una relazione che ha detto che giocano di più le fasce socialmente più deboli. E giocano per il desiderio di comprarsi un sogno.
Questo desiderio di comprarsi un sogno, all’interno di questi giochi, è molto promosso da un punto di vista di pubblicità; attraverso di essa ci viene comunicato il messaggio che ogni nostro bisogno può essere realizzato attraverso il gioco d’azzardo.
Fino a qualche anno fa, prima del decreto Balduzzi, c’era uno spot del Superenalotto che era molto significativo e che faceva dire ai protagonisti: “Sogno il parco per il mio bambino; voglio champagne ghiacciato a tutte le ore; con un sistema ricevitoria si sistema la mia compagnia; darò ai miei figli un futuro splendente…”.
Attraverso questa promozione diffusa, anche grazie a veri e propri servizi “promozionali” fatti da telegiornali delle prime reti, si promuoveva un messaggio illusorio e che promuoveva l’idea di un gioco come risolutore di problemi economici.
Anche messaggi pubblicitari come quelli che c’erano sul Win for life che diceva: “In quattro mesi sono state vinte 24 rendite. Win for Life ha mantenuto le promesse, una giocata su due ha vinto un premio”.
Senza poi specificare che nella maggior parte dei casi quel premio era corrispondente al costo del biglietto acquistato. Insomma i margini di miglioramento sulla comunicazione pubblicitaria per renderla meno illusoria erano moltissimi prima di Balduzzi ma sono rimasti molti ancora oggi.  
Rispetto alla patologia su Win For Life e Superenalotto, non abbiamo dati rilevanti sulla percentuale di giocatori patologici seguiti da noi. Cioè, non ci viene portata come una forte dipendenza né Win For  Life né Superenalotto.  
Per completezza di informazione va anche precisato che i concessionari di questi giochi si sono impegnati, attraverso il codice di autodisciplina sulla pubblicità, all’articolo 28 ter, di alzare notevolmente la soglia rispetto ai limiti previsti per le pubblicità evitando quelle ingannevoli e che indicano nel gioco d’azzardo una soluzione per la risoluzione dei problemi economici o sociali. A mio avviso è un buon articolo, ben strutturato.  
E personalmente stimolerei la politica a renderlo legge per tutti, non solo per le aziende aderenti a Sistema Gioco Italia.

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